Davide Cameli – Grafica | Social | Fotografia

Signori, abbiamo un piano.

Qualche giorno fa mi ha chiamato un cliente, dicendomi che non aveva intenzione di continuare la gestione social (dopo un mese) perché non aveva visto risultati tangibili.

Premesso che ognuno è libero di fare le scelte che ritiene più opportune per la propria azienda, ho controllato le statistiche di Facebook della sua fanpage e quello che ho notato subito sono stati i 15 messaggi di richiesta informazioni che in alcuni casi sono conclusi con la prenotazione di un appuntamento. Nemmeno il tempo di posare lo smartphone, che arriva una chiamata di un tizio che afferma di aver visto il post su Facebook e che per questo motivo voleva passare in show-room. Ripeto, non ho mai costretto nessuno a fare qualcosa controvoglia, per cui ho fatto spallucce, ho detto “ok” e ho chiesto in che modo avrebbero gestito l’aspetto social.

“Ci penserà il mio dipendente” mi ha detto orgoglioso la titolare “in ogni caso, per qualsiasi necessità, tu continuerai ad essere amministratore della pagina e nel caso intervieni”. Che in altri termini suona così “inizialmente se la sbriga lui, poi a lui inizierà a dare noia, e siccome sei amministratore, ci pensi tu senza che ci sia un costo mensile”.

Libero arbitrio ok, da entrambe le parti è meglio!

A quel punto ho detto “no, grazie”. Spiegando che non conoscendo il criterio di pubblicazione che utilizzerà il suo dipendente, difficilmente potrei intervenire, che il mio canone per la gestione social non esiste perché io sia un appassionato del posto fisso, ma serve a garantire ad entrambi una continuità e che gestire un social “a prestazione” non è pensabile perché richiede una certa costanza.

A questo punto potreste pensare “Ma ‘sto Davide è proprio uno stronxo”. E probabilmente avete ragione, ma se c’è una cosa che mi sono promesso quando ho aperto è stato proprio quella di volermi bene e volerne ai miei clienti.

E se accettassi questi incarichi occasionali, fatti di “oggi no, domani vediamo”, ma sopratutto di “ho un’estrema urgenza, dobbiamo fare un’immagine adesso” nonostante sia sabato o domenica, verrei meno alla mia promessa. Perché la comunicazione non è una scienza esatta, ci mancherebbe, non è detto infatti, che ad una determinata proposta, tutti rispondano come ci si aspetta. Però la cosa bella della comunicazione è che può essere pianificata, si può avere un piano ad inizio anno che ci permette di organizzare al meglio tutto quello che concerne il marketing aziendale ed il suo budget. Aggiungo, puoi anche prevedere di apportare le dovute correzioni in corsa.

Avere una strategia, un approccio con il quale colpire la clientela (selezionata secondo determinati campioni e non a casaccio), sono tutte attività che fanno diventare un piano marketing ancora più efficiente. Questo vuol dire che a fronte di un costo evidentemente più elevato (ma non ne sono nemmeno tanto sicuro, visti i benefici) si ha un piano di marketing sviluppato per tutto l’anno, si ha una comunicazione coerente con quella che è la scelta della strategia e sopratutto si ha un unico interlocutore che si occupa della completa gestione della comunicazione della vostra azienda.

Ma questo ragionamento non si riferisce soltanto ai social: è rivolto a tutti gli ambiti. Pensate a quelle aziende che decidono di fare l’affissione di un poster 6×3. Tutti sanno che trovandosi su strada, il tempo di lettura di un poster è di 5/10 secondi massimo, per cui le informazioni su di esso devono essere essenziali e devono riuscire a rimandare ad un sito o ad una pagina Facebook (a proposito: hai letto il mio post sui siti?) da cui poter prendere altre info. Per questo motivo spesso invito le aziende a pianificare più uscite affinché si riesca a creare una certa fidelizzazione al marchio o comunque ci si renda riconoscibili. Pensate al volantino quindicinale di Euronics o di Decò: mica escono ogni 15 giorni con colori o impaginazioni diverse, giusto?

Spero che sia chiaro il motivo per cui avere un piano organizzato sia meglio di avere poche idee e confuse su quello che si vuole comunicare.

D’altronde, come diceva Hannibal Smith “Adoro i piani ben riusciti!” (foto presa da a-team.wikia.com). 

Per cui, per quale motivo non provare?

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Ma il sito?

“Ma il sito serve? tanto abbiamo la pagina Facebook…”

Vi ho appena presentato una delle domande che mi sento fare più spesso.

Oggi ve la rigiro: secondo voi, nel 2018, un sito internet ha ragione di esistere?

Sono sincero: se mi aveste fatto questa domanda due anni fa, avrei dato una risposta certa. Oggi sono un po’ meno sicuro della risposta perché, allo stato attuale, i social o meglio, Facebook sul quale in tanti hanno puntato tantissimo per la comunicazione della propria azienda, sta subendo una metamorfosi che probabilmente nemmeno Zuckenberg aveva immaginato.

Non è più il luogo virtuale nel quale incontrare amici e parenti, oggi Facebook è diventato un luogo su cui informarsi (male peraltro) di ciò che accade nel mondo: pensate per esempio a uno che non guarda/legge/ascolta nessun organo di informazione. Basta farsi un giro su Facebook per scoprire che Marchionne è venuto a mancare, che la Juve ha preso Cristiano Ronaldo , che sta valutando l’ipotesi di riprendere Bonucci e tutto quello di cui si viene a conoscenza dando una rapida occhiata. Probabilmente si è arrivati ad un punto di saturazione: voglio dire, in media siamo iscritti da 5 anni almeno, per cui di base abbiamo la quantità di contatti che ci soddisfa.

Questo cosa comporta? che spesso la nostra attività sui  social consiste nello scorrere i feed e leggere se troviamo qualcosa di interessante. Inoltre la soglia di lettura degli utenti web si è notevolmente abbassata. Lo dimostrano i titoli degli articoli o dei post che utilizzano titoli chiamati “acchiappaclic” e che di solito fanno capire un senso che però, leggendo l’articolo si rivela diverso. Ma l’utente medio si ferma al titolo e cascando nel tranello, inizia a commentare senza avere un’idea effettiva di ciò che sta commentando.

un esempio di Fake News: B. Maggio è Brian May, chitarrista dei Queen…

 

Ed è per questo motivo che ultimamente ascoltiamo sempre più spesso una parola “Fake News”. La Fake news non è altro che una notizia falsa, scritta in maniera credibile (puntando anche sull’ignoranza della gente) che utilizza un titolo acchiappaclic (come sopra) e punta ad una pagina web piena di banner pubblicitari (ed ecco la risposta a “ma che ci guadagnano?”).

Tralasciando adesso tutte le contromisure che uno potrebbe prendere per rendere Facebook un posto migliore, torniamo alla domanda: “Ma il sito, serve?”

Assolutamente si. Non si può pensare di farsi pubblicità esclusivamente sui social se poi, trovato un cliente che vuole approfondire le informazioni, non c’è uno spazio sul quale fornire tutte le risposte. È come pensare di farsi pubblicità solo attraverso un poster 6×3. Oggi più che mai la comunicazione deve essere globale, deve toccare più spazi possibili e il sito web è lo spazio su cui tutte quante queste campagne vanno a finire. È evidente che non si possano fare più campagne su più canali contemporaneamente, il budget in genere è sempre piuttosto limitato, ma con una buona pianificazione su base annua non c’è niente che non si possa fare. D’altronde Warren G. Bennis diceva “Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto.”

Per cui, per quale motivo non provare?

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Che tipo di foto?

Ho realizzato che ogni volta che scrivo un post per il mio sito, parto da un’esperienza diretta personale più o meno recente. In questo caso “recente” era una necessità perché considerate che alle 10 circa di venerdì ho avuto l’idea di questo articolo e alle 12 me n’ero già dimenticato, per cui ad un certo punto (allarme spoiler) aspettatevelo un post sull’Alzheimer.

 

 

Detto questo, proprio ieri (giovedì) sono andato da Andrea Caruso (titolare di quella che per me è la migliore pasticceria di Enna) per andare a prendere del materiale che devo preparargli. L’ho trovato che stava per iniziare a realizzare delle torte e complice il fatto che il sottoscritto sia a dieta, complice il fatto che ho sempre avuto la passione di osservare gente esperta a lavoro, ho iniziato a fare delle fotografie con il mio iPhone, alcune di queste le troverete sul post e altre le troverete sulla mia pagina facebook e sul mio profilo instagram (iscrivetevi se non l’avete ancora fatto).

La stessa sera stavo dando un’occhiata alle quasi 50 foto scattate e a parte la normale scrematura che si fa, ho iniziato ad applicare qualche effetto tramite le app che ho installato sul mio device (snapseed su tutte), realizzando che la post che avrei fatto anche da pc, in pratica, era uguale a quella che ho fatto dal telefono, ottenendo lo stesso risultato in molto meno tempo.

Venerdì, mentre ero in viaggio per assistere alla premiazione del concorso Morgantinon in cui l’olio della Tenuta Bauccio “Lustru di Luna” è arrivato secondo assoluto, ho riflettuto su quello che è l’argomento di questo post.

Che tipo di foto fare?

Mi spiego meglio: in teoria per andare a fare le foto da Andrea, avrei dovuto portare con me:

  • cavalletto
  • monopiede
  • flash
  • led
  • pannello riflettente
  • stativo
  • batterie
  • batterie per il flash
  • obiettivo 50 mm
  • obiettivo 18/135
  • Scheda SD
  • Battery Grip

Poi, una volta fatte le foto, avrei dovuto passarle su pc, salvare sull’hard disk sempre troppo poco capiente, aprirle su Affinity Photo (una sorta di Photoshop per gente che vuole guardare il mondo da altri punti di vista) modificarle ad una ad una, salvarle per il web e pubblicarle.

Ma è davvero necessario?

Beh, se Andrea mi avesse chiesto una brochure o del materiale stampato, sicuramente la procedura da seguire è quella. Ma è anche vero che nell’era dei social è fondamentale essere veloci e tempestivi per cui, complice l’alto livello di qualità delle fotocamere dei cellulari di ultima generazione, la scelta di aver fatto le foto solo con un iPhone, in fin dei conti si è rivelata abbastanza azzeccata.

(Questo sono io che faccio post sulle foto scattate il giorno prima. Si ringrazia mia moglie per la sempre preziosa collaborazione.)

 

Per cui il consiglio è: se dovete realizzare materiale che va stampato (volantini, poster, cartoline ecc) la scelta deve essere necessariamente quella di affidarsi ad un fotografo professionista per garantire un’elevata qualità delle foto dopo un processo di post produzione accurato e preciso. Se invece dovete postare le foto sui social per rendere i vostri followers partecipi della vostra attività, armatevi di un buon smartphone e buon divertimento. Oppure, considerato che in genere non si ha mai tempo per l’attività social della propria azienda, rivolgetevi ad un social media manager.

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In English it does more figo…

Post veloce…

Qualche settimana fa ho fatto un colloquio di lavoro.

Aspetta, la spiego meglio: io sono abbastanza felice della mia vita lavorativa, sono felice del ruolo che mi sono ritagliato nelle aziende dei miei clienti e sopratutto per il ruolo che loro mi hanno, in un certo senso, “assegnato”. Sapere che alcuni di loro ogni qualvolta hanno un’idea chiamino me per sapere cosa ne penso e per sapere come promuoverla e svilupparla in “Comunicazionese” mi soddisfa parecchio.

(fonte Radio Italia)

Questo non esclude la possibilità di cercare un lavoro, magari con un ruolo di responsabilità, in cui si possa raggiungere una maggiore stabilità economica.

Detto questo, vado a fare questo colloquio e mi trovo al centro di questo conclave nel quale erano presenti 6-7 persone.

Il capo di questi mi spiega la loro azienda e la cosa che ad un certo punto mi salta agli occhi (anzi alle orecchie) è che inizia a mettere dentro delle parole in inglese nel mezzo della discussione. Ve la spiego meglio:

“Sai, noi stiamo costituendo questa society grazie al nostro knowhow del mercato perché ognuno di noi ha delle skills in factory …”

Ora, lungi da me il voler essere un Salvalingua Italiana. Ma in genere quando mi trovo dinanzi a queste situazioni, gli scenari possibili sono due:

  • Questo non sa di che sta parlando e per acquisire sicurezza inserisce supercazzole a destra e a manca;
  • Questo è molto competente e questi termini inglesi servono a capire se anche io so di cosa lui sta parlando.

E che fai in queste situazioni? Da comunicatore è importante sapere chi ti trovi davanti, non dico di psicoanalizzarlo (anche perché non ne sono in grado) ma riuscire ad inquadrarlo per capire come approcciarti.

Ho risposto alla supercazzola.

Non scenderò nei dettagli, ma ho indossato la faccia più sicura di cui sono capace e ho inserito dei termini e degli argomenti di cui non ero a conoscenza nel mezzo delle mie argomentazioni ed evidentemente non erano a conoscenza nemmeno loro, visto che annuivano e mi hanno proposto di sottoscrivere un contratto. Pertanto ho realizzato che lo scenario celato dietro a dei termini inglesi era quello descritto al primo punto precedentemente esposto.

Perché vi racconto questa cosa?

A prescindere dall’uso dell’inglese che comunque è utile a spiegare determinati concetti in maniera più breve (Skills= esperienze acquisite e non innate in campo lavorativo/conoscenze tecniche che ti rendono adatto a ricoprire un ruolo) è importante quando si comunica qualcosa mostrare competenza di ciò di cui si sta parlando.

Se foste un’azienda che si occupa di gioielleria, mettereste sul vostro sito la voce “Video matrimoniali?”. Personalmente no, non lo farei nemmeno sotto tortura, ma in parecchi ritengono che inserire una voce al proprio sito, nonostante non faccia parte dei servizi proposti, possa essere un sistema per attirare clientela. Che può essere vero, per carità, ma è altrettanto vero che se il cliente ti contatta e scopre il trucco, ti prende per mentecatto e ti attacca un’etichetta che non ti toglierai più di dosso.

Ecco il nocciolo della questione: a prescindere dal fatto che possa occuparmi io o meno della vostra comunicazione (a proposito, clicca qui se vuoi contattarmi) non presentarti ai tuoi clienti (reali o potenziali poco importa) per ciò che non sei. L’onestà in questo momento paga e tanto: mostrarti in maniera genuina, metterci la faccia (prossimamente vi farò vedere in che modo intendo questa cosa), creare un riferimento alla vostra potenziale clientela non può che essere un plus ed è il sistema che permetterà alla vostra azienda di essere scelti.

Perché ricordate: c’è differenza tra capitare ed essere scelti. Alla prima risponde il caso, alla seconda rispondete voi e il vostro modo di stare nel mercato.

Ah… la proposta di lavoro…

So che siete curiosi e volete sapere quando inizio con il nuovo lavoro. Ma ho rifiutato: ho parlato con mia moglie, con diversi amici e sopratutto ho controllato con un app (S-peek) lo stato finanziario della società che mi voleva assumere con delle cifre assurde (un casino di soldi al mese, credetemi). C’erano troppe cose che puzzavano e onestamente, non posso parlarne qua perché rischio una decina di denuncie, ma gli schemi piramidali tipo Schema Ponzi non mi hanno mai fatto impazzire. Per cui si… vi dovrete sorbire ancora gli sfoghi di un giovane consulente pubblicitario…  giovane… vabbè…

Ricapitoliamo:

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Facebook e la privacy.

Buongiorno.

Innanzitutto vi avviso che al termine della lettura di questo post potreste farvi qualche domanda, ve le anticipo:

  • Perché Davide, che è un grafico, parla di privacy su Facebook?
  • In che modo la privacy e i casini che sta avendo Marcuccio Zuckenberg possono influire nella comunicazione di un’azienda?
  • (in realtà questa me la faccio io) Perché Davide è sveglio dalle 4?
  • (questa l’ho aggiunta a metà post) ma quanto scrive Davide?

Premesso che alla terza domanda non c’è una risposta valida, ho deciso di parlare della questione privacy principalmente perché nella mia vita precedente ero un informatico e, nel bene o nel male, mi è rimasto un po’ il pallino. Sul fatto che questa problematica possa influire sulla vostra comunicazione aziendale, se ci ragioniamo un attimo è abbastanza evidente: al 28 Marzo, il titolo di Facebook ha perso 60 miliardi di dollari e alcuni grandi investitori hanno tirato i remi in barca, dirottando grosse cifre ad altri social.

Ma andiamo con ordine: cos’è successo?

In breve. Una società inglese che si occupa di analisi dati a scopo statistico, la Cambridge Analytica è stata accusata di aver hackerato i server di Facebook (dal 2014) e di aver violato i profili di oltre 50 milioni di utenti con l’intento di influenzare alcune tornate elettorali come le presidenziali americane, il referendum sull’uscita dell’Inghilterra dall’Euro (la Brexit) e altre situazioni simili. Una volta acquisiti i profili mediante quelle che sembravano delle semplici app,  venivano condivisi e veicolati una serie di messaggi il cui scopo era quello di influenzare le scelte elettorali dell’utente. Facebook ha scoperto questo genere di attività e ha risolto il contratto di collaborazione con Cambridge Analytica e ha messo in atto una serie di provvedimenti per cercare di ripristinare la situazione per tutelare la privacy dei propri utenti. Solo che non ha detto niente a nessuno.

Ma di chi è la colpa?

E questa è una domanda a cui personalmente non so dare una risposta: principalmente di Cambridge Analytica, in secondo piano di Facebook che cerca sempre un modo per tenere incollati gli utenti al proprio social. Ma c’è un segmento che ha forse la colpa maggiore ma fa anche finta di non saperlo… TU!

Innanzitutto, prima di iniziare ad insultarmi, clicca qui per capire se hai passato i tuoi dati a Cambridge Analytica . Se sei pulito/a ti chiedo scusa, non è colpa tua… magari del tuo vicinoo della tua vicina. Sul serio: quante volte hai visto quiz tipo “che Pokemon saresti?” o “Che animale saresti?” insomma quei quiz lì… 

Ecco, quelle sono delle app che risiedono all’interno di Facebook e che ogni volta che qualcuno di noi utilizza, ci chiede se li autorizziamo ad ottenere i dati nostri o l’elenco degli amici.

Per esempio a lato c’è una richiesta di autorizzazione per un’app (la settimana del baratto) a cui ho avuto accesso.

E la questione è proprio questa: siamo così abituati a passare davanti alle richieste di autorizzazione privacy che ormai non leggiamo più nulla. E in cambio di cosa? di 3, 4 domande per sapere se ad un’ipotetica metamorfosi uomo/gatto ci trasformeremmo in un gatto soriano o persiano? Su quali basi poi?

Purtroppo questo genere di atteggiamenti sta portando l’utente medio ad utilizzare con una certa dimestichezza i social e tutto ciò che è multimediale, ma lo sta facendo con una certa noncuranza o meglio, affidando una fiducia totale a tutto quello che leggiamo su Facebook, tant’è che una volta letta una notizia, difficilmente riteniamo che possa trattarsi, per esempio, di una fake news. Basti pensare alla questione dei vaccini. O ancora, alle scie chimiche… insomma… potrei continuare per un bel po’. Pertanto, e concludo, impariamo ad utilizzare i social come un luogo di incontro e non come un mezzo di informazione. Non lo è.

Ok, ho finito lo sfogo quotidiano contro l’essere umano, torniamo a noi.

In che modo questa cosa del datagate può influenzare la comunicazione della mia azienda?

La paura, per diversi operatori e diverse aziende “big” è che gli utenti, spaventati da questo scandalo e dalla paura di vedere i loro dati violati, possano decidere di abbandonare Facebook verso lidi più sicuri e quindi il costo della pubblicità su una piattaforma che sta affondando sarebbe un tantino antieconomico. Per fortuna, Zuckenberg sembra sia stato in grado di isolare subito il problema e questa fuoriuscita di utenti, sembra essere stata tamponata. Inoltre, in questi giorni, è stato convocato da una commissione del senato americano e, personalmente, è stato un bello spot per Facebook.

(Foto: Time)

Voglio dire, se un senatore degli Stati Uniti chiede a Zuckenberg “in che modo riesce a mantenere una piattaforma come Facebook senza chiedere denaro ai suoi utenti?”, per forza di cose quest’ultimo risponde “We run ads” (abbiamo la pubblicità) sorridendo sotto i baffi perché ha appena realizzato che il senatore è un incompetente e quella domanda sta ponendo tutti gli utenti del mondo in una posizione di rimorso nei confronti di Mark per averci gratuitamente fornito questo posto apparentemente meraviglioso che è Facebook.

E quindi? che mi consigli di fare?

Il consiglio è lo stesso. Anzi, i consigli sono gli stessi:

  • Diversifica la pubblicità sui social e individua quelli più adatti alle tue esigenze;
  • Affidati ad un professionista (a proposito: clicca qui se vuoi approfondire la questione)
  • Evita i test, i quiz, i giochi o altre cose su Facebook, usalo per quello che è: un social con la possibilità di crescita per la tua azienda se utilizzato bene.
  • Condividi questo post, per aiutare gli altri ad evitare situazioni simili.

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Amazon e i suoi fratelli…

Premessa, questo post potrebbe risultare piuttosto sgradevole a chi ritiene che la colpa di ciò che accade nella propria vita, sia sempre colpa degli altri.
In passato questo era il mio approccio e, a mie spese, ho realizzato che non c’è niente di più sbagliato.

Fine premessa.

In questi giorni, sicuramente lo sapete, hanno destato particolare scalpore due notizie: Uso dei dati sensibili di Facebook e aumento del canone prime di Amazon.

Il primo è quello che mi tocca particolarmente: il fatto di gestire le pagine social di diverse aziende mi porta a ricevere chiamate dei loro titolari piuttosto allarmati i quali mi chiedono quali provvedimenti prendere. E siccome il tutto richiede un’analisi più dettagliata, al primo punto ci torneremo successivamente.

Innanzitutto, partendo dal presupposto che non tutti sappiano cosa sia Amazon Prime, spieghiamo in cosa consiste.
Amazon Prime è un servizio che Amazon propone ai propri clienti i quali, una volta sottoscritta la quota, ottengono un servizio che potremmo definire “VIP” (ne cito solo alcuni a memoria):
– Spedizione dei prodotti (contrassegnati come Prime) gratuita;
– Spazio su Amazon Cloud per immagazzinare foto e documenti;
– Offerte in anteprima rispetto agli altri clienti;
– Amazon Prime TV, una piattaforma per poter guardare film, cartoni, serie tv.

Tutto questo al costo di (fino a qualche giorno fa) 19,99 Euro.

In questi giorni Amazon, però, ha comunicato che il canone annuale da Agosto, credo, passerà a 36 Euro.
Sicuramente ve ne siete accorti, magari non avete mai acquistato nemmeno uno spillo su amazon ma sicuramente i vostri amici si e questi si sono sentiti in dovere di protestare sui social la loro rabbia.

Si sa, io sono strano…

Personalmente (ma io sono strano si sa) sono favorevole, o comunque lo comprendo questo aumento. Io sono un sottoscrittore prime da 3 anni circa e il fatto di non dover pagare le spese di spedizione (che variano dai 5 ai 12 euro spesso) lo trovo un gran vantaggio. Inoltre, e questo è un punto fondamentale, quando ho sottoscritto l’abbonamento a Prime, Amazon non aveva ancora lanciato Prime Video, lo ha fatto praticamente 8 mesi fa credo e non mi ha chiesto un euro: mi ha detto “ehi, stiamo lanciando questo servizio! Provalo: se ti piace è incluso nell’abbonamento, se non ti piace, disinstalla l’app e continui a vivere in maniera tranquilla”.

Ma Prime Video non solo funziona bene: È piena di serie tv che han fatto la storia della televisione (House, Due uomini e mezzo, Grey’s Anatomy ecc) ma hanno avuto anche la felice idea di produrre serie per la loro piattaforma in esclusiva. Un esempio su tutti che è quello che mi sta più a cuore: Hanno preso Jeremy Clarkson, James May e Richard Hammond (i tre giornalisti della serie Top Gear che si sono licenziati un anno e mezzo fa) e li hanno assunti per produrre “The Grand Tour” il programma di motori più bello che possa esistere (e ve lo dice uno al quale dei motori non gliene può fregare di meno). E insieme a questa serie, credetemi, ce ne sono veramente tante altre.

Detto questo, cosa sta succedendo?

Ieri, dopo aver pranzato dai miei suoceri e aver abbandonato definitivamente l’idea di un universo parallelo nel quale ci possa essere un me magro perché tanto mia suocera fa mangiare anche quello, ho letto un post di Andrea Monguzzi  (un professionista che si occupa di programmazione e supporto alle aziende per tutto ciò che riguarda l’IT) nel quale spiegava il perché lui di Amazon non ha paura (leggete il suo interessantissimo post che a tratti è illuminante).

Mentre leggevo, oltre ad annuire perché in totale accordo con lui, mi chiedevo il perché Andrea si fosse sentito obbligato a scrivere un post del genere, voglio dire: usufruisci di un servizio di vendita on line tra i più efficienti (se non il più efficiente) del mondo, paghi una miseria che pagheresti con la spedizione di tre acquisti l’anno senza sottoscrizione prime e in più hai un servizio come Prime Video che è qualcosa di spettacolare e ti lamenti di un aumento di prezzo? E se anche lo ritenessi veramente troppo caro, considerato che non si tratta di pane, basta non rinnovare.

Evidentemente mi sbagliavo…

Ebbene si, evidentemente mi sbagliavo perché aprendo Facebook stamattina ho trovato diversi post nel quale chi acquistava su Amazon era definito una (cito testualmente ma con censura) “Testa di cax%o perché acquistando su Amazon”, si penalizzano le imprese locali. Volevo rispondere, specie ad un utente che giustificava i prezzi bassi di Amazon con il fatto che i costi di Amazon non siano gli stessi di un’impresa locale, ma ho riflettuto e mi sono detto “Ecco perché Andrea ha scritto un post” ed ecco perché sto per farlo anche io!

a) Amazon vende di più per i prezzi più bassi.

Beh… è indubbio che se acquisti 500 monitor ottieni uno sconto maggiore di chi ne acquista 10. Vi faccio un esempio personale. Quando avevo la Zildtech, acquistavo una stampante, la c62 della Epson a 50 Euro + Iva dal mio fornitore. Euronics in volantino aveva la c62 insieme ad uno scanner a 79 Euro: le ho comprate lì e le ho rivendute. Nonostante Euronics le vendesse a meno di quanto le vendessi io. Perché? Perché Amazon (o Euronics all’epoca) prende un prodotto e te lo consegna. Io consigliavo quel prodotto, nel 90% dei casi venivo a montarlo e davo dei suggerimenti sull’uso e la manutenzione della stampante. Per cui la differenza di prezzo tra me e il gigante era questo: un servizio che il gigante non dava. E non da nemmeno Amazon, per cui probabilmente, anziché dare la colpa ad Amazon, sarebbe necessario capire in che modo si possa fornire un servizio migliore.

b) Acquistando da Amazon uccidi le imprese locali.

Ni anche in questo caso: Secondo Eurostat, in Italia nel 2016, soltanto il 29% della popolazione ha fatto acquisti on line. Ammettiamo che la percentuale l’anno scorso sia aumentata al 40%, questo significa che c’è un 60% che non utilizza Amazon, significa che c’è ancora una fetta della torta (la più grande tra l’altro) a cui puoi dedicare le tue attenzioni e al quale puoi rivolgerti per vendere i tuoi prodotti.

c) Amazon ha costi più bassi…

Riflettiamo un attimo sul punto “a”: il piccolo imprenditore prende 5 stampanti, Amazon ne compra 500 e ottiene uno sconto. Perfetto. Ma Amazon ha un problema che il piccolo imprenditore non ha: “dove le metto tutte ‘ste stampanti?”. Adesso moltiplicate questa domanda per gli oltre 5 milioni di prodotti che Amazon distribuisce. Ecco… credo di aver dato risposta alla questione.

La soluzione qual è?

La soluzione non posso darvela io, non sono Mandrake per carità, ma posso darvi degli spunti da cui riflettere:

  • Rivolgiti alla clientela che ancora è refrattaria all’uso degli e-shop e proponi un plus a quelli che invece utilizzano abitualmente gli e-commerce;

  • Promuovi la tua azienda sul territorio con la giusta comunicazione, spesso ci si affida al passaparola, i più intrepidi si lanciano in campagne social con immagini che però non riescono a comunicare quanto invece sarebbe necessario. Non ci sono più le condizioni per improvvisare, rivolgiti ad un professionista che possa creare una campagna di comunicazione che porti a dei risultati.

  • (Se sei un artigiano): valorizza la tua azienda sul territorio ma calcola che un prodotto artigianale come il tuo (mi viene in mente il caso del mio amico Sebastiano che lavora il cuoio e realizza prodotti artigianali) Amazon non può venderlo perché la disponibilità non è sufficiente per un marketplace simile. E quindi cavalca l’onda: realizza uno shop on line. È vero: un portafoglio su Amazon costa infinitamente meno rispetto al tuo, ma il tuo prodotto ha tanto di quel valore aggiunto che solo chi gli darà un valore lo acquisterà ed è questa nicchia di mercato a cui ti devi rivolgere. Ma le nicchie di mercato non si raggiungono o individuano chiedendo a cugini, nipoti, zie  e parenti varie di occuparsi della pagina Facebook, questi sono risultati che ottieni grazie ad un professionista (a proposito, ti serve un social media manager? clicca qui)

  • Se non sei un artigiano: approcciati meglio con i tuoi clienti, cerca di fornire soluzioni ai loro problemi e cerca di non essere un evidenziatore degli stessi.

    Altro esempio personale: nel luogo in cui vivo, non ci sono negozi adatti a chi come me ha problemi di peso. Ogni volta che devo comprare un capo di abbigliamento, mi reco in un qualsiasi negozio del mio paese e quando non si trova qualcosa della mia taglia (lo so, il problema è mio) ricevo sguardi di compassione e spesso anche di rimprovero. Ripeto: tutto questo per me è stressante, so bene di avere problemi di linea e so bene che se fossi magro la questione non si porrebbe, ma quanto ed in che modo può aiutarmi sentirmi in colpa perché il commerciante di turno non ha quello che mi serve o che mi possa star bene? Un commerciante di Caltanissetta, ha capito il problema di noi obesi e anziché rimproverare gli obesi di essere tali, ha rifornito il suo negozio di capi di abbigliamento di tutte le misure. E mi rendo conto che a voi capita spesso, ma a me di dover chiedere “una taglia più piccola” non è mai capitato, per questo motivo ogni volta che devo comprare un qualsiasi capo, quel negozio è la mia prima ed unica scelta.

Per cui, e concludo con questo post chilometrico: Amazon non è un problema, al limite è uno stimolo per aiutarci a fare meglio.

Ricapitoliamo:

Se hai letto questo post e ti è piaciuto, commentalo, condividilo (se puoi taggami) o leggilo in pubblico… (scherzo… no, forse no…).

Se pensi che ti abbia incuriosito, se ritieni che possa essere l’uomo giusto per la tua azienda e la sua comunicazione, contattami tramite il modulo di contatto in home page o manda una mail a info@davidecameli.it o chiamami al 349 418 00 00. Ci prenderemo un caffè, discuteremo del mio modo di fare comunicazione e di cosa farei per la tua azienda, senza impegno, e nella peggiore delle ipotesi ci siamo conosciuti.

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Il “nuovo ma non troppo” logo…

Eccoci qua. È iniziata una nuova settimana e ho utilizzato il weekend per apportare alcune modifiche al mio logo.

Quando l’ho realizzato, oltre ad aver inserito un simbolo a cui tengo tantissimo, ho inserito tutta una serie di lavori che avrei potuto realizzare: Grafica, Social, Fotografia e web design.

Quest’ultima voce in particolare l’avrei fornita in outsourcing, mi sarei affidato cioè ad un professionista che si sarebbe occupato della scrittura del codice sulla base del design che gli avrei fornito.

A causa di una serie di eventi, ad oggi non sono riuscito a trovare un partner in grado di soddisfare le mie esigenze e di conseguenza quelle dei miei clienti. Per questo motivo ho preso due decisioni:
– Seguire un corso per imparare a sviluppare siti web;
– Per il momento eliminare la voce “Webdesign”.

Ecco quindi il “nuovo ma non troppo” logo.

Spero nei prossimi giorni di spiegarvi con dei post o con dei video quanto sia importante per un’azienda il proprio logo.

Ma nel caso in cui non foste più soddisfatti del vostro o voleste crearne uno nuovo, contattatemi ai miei recapiti ed insieme studieremo la soluzione adatta alla vostra azienda.

Ricapitoliamo:

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Arrivederci Nerd…

Voi non potete saperlo perché non siete amministratori del mio sito e non potete vedere quanti articoli che andavano pubblicati sono rimasti in una sorta di oblio, ma credetemi, ci sono una decina di articoli alla voce “bozze” del mio sito che aspettavano me per vedere la luce.

(Per fortuna) a causa dei numerosi impegni, non sono riuscito a sistemarne nemmeno uno.

Uno degli impegni che ho avuto negli ultimi 7 mesi è rappresentato dall’aver collaborato come Freelance presso la Nerd srl un’agenzia con cui da quasi 6 anni collaboravo occasionalmente e un’azienda partner a cui affido la quasi totalità dei miei lavori stampati in digitale.

Quasi 5 mesi fa, Federica, la grafica “titolare” è diventata mamma di una bellissima bambina e in questi mesi ha goduto del periodo di maternità.

Ma da lunedì, Federica tornerà a lavoro e la mia presenza costante in agenzia non è più richiesta, probabilmente occasionalmente svilupperò qualche progetto come già fatto in passato ma di fatto da giorno 12 Febbraio tornerò ad occuparmi a tempo pieno del mio studio.

Da un certo punto di vista sono dispiaciuto: lavorare in agenzia con colleghi con il quale avere confronto su determinati lavori è un aspetto molto stimolante che ti aiuta a migliorare da un punto di vista professionale.

Da un altro punto di vista ho realizzato che ho relegato i miei clienti da parte in questo periodo e quindi voglio recuperare quel rapporto che era l’idea alla base del mio modo di lavorare, quello dell’attenzione personale nei confronti dei miei clienti e della loro comunicazione aziendale.

Per cui che dire? Ringrazio Fabio e Federica per questa grande opportunità di crescita professionale affidandomi gran parte dei loro clienti e Dario per avermi supportato in tutte quelle cose legate alla stampa di cui ignoravo l’esistenza.

Infine la speranza è che il processo di crescita che ho iniziato possa continuare con una maggiore frequenza di post sul sito e lo sviluppo di nuove competenze che spero possano aiutarmi a fornire più servizi ai miei clienti.

 

Il mio foto quadro.

Buongiorno.

Qualche tempo fa, ho ricevuto un buono per una prova gratuita offertami da #SaalDigital con il quale avrei potuto avere la possibilità di provare il loro servizio stampa.
Ero indeciso e per questo motivo chiesi sulla mia bacheca Facebook, quale foto avrei dovuto far stampare.

Grazie ai miei contatti, la foto è stata scelta e una volta caricato il file e scelto il materiale (30×40 Alluminio) tramite la semplicissima interfaccia sul loro software, è bastato inserire i dati per la spedizione ed aspettare.

Dopo qualche giorno, il quadro è arrivato e la qualità di stampa è abbastanza soddisfacente. L’unico appunto, ma è un mio errore, è quello di avere utilizzato l’alluminio con un file in cui erano presenti delle aree bianche e che pertanto appaiono color alluminio, appunto.

Ma una menzione particolare va fatta al servizio clienti di #SaalDigital: Ho prenotato questo buono quasi un anno fa e nonostante fossi in evidente ritardo, non mi hanno mai fatto problemi su questo: anzi, si sono mostrati sempre cortesi e disponibili (mi hanno prorogato la durata del buono non so più quante volte) quando avrebbero anche potuto dire “ok, facciamo che non rinnoviamo più e arrivederci”. Sarebbe stato un loro diritto e non l’hanno fatto.

Per cui che dire? visitate il sito www.saal-digital.it e provate i loro prodotti.
#Fotolibro #QuadroSuAlluminio  Saal Digital Italy

Io & i miei clienti…

Schermata 2016-05-15 alle 22.05.11
Chi mi conosce sa quanto io sia un ragazzo di basso profilo. Chi mi conosce meglio, sa che non è vero… 🙂
 
A parte lo scherzo. Avevo chiesto ad alcuni clienti di scrivere una recensione sulla loro esperienza lavorativa con me e alcuni hanno scritto delle cose davvero belle sul mio conto. Talmente belle che non credo di meritarle (clicca qui, se vuoi leggerle).
 
Tra i tanti clienti, la recensione che mancava all’appello era quella di una persona che nel 2003 entrò alla Zildtech chiedendomi se realizzassi cablaggi. Oggi glielo posso confessare, ma gli risposi si consapevole del fatto che non avessi mai fatto quel genere di lavori.
 
Per fortuna tutto andò bene e da quel giorno, Giuseppe divenne un mio cliente prima, ed un amico poi.
 
Un giorno di quattro anni fa, mi chiese di venire in ufficio e, seduto sulla sua poltrona, mi cominciò a raccontare che piantò degli ulivi e che presto avrebbe iniziato a produrre olio e, viste le mie esperienze nel campo della grafica pubblicitaria, aveva pensato a me per lo sviluppo grafico delle etichette e del suo marchio.
 
Da quel momento è iniziato un periodo ancora più ricco di telefonate, di mail, di riunioni alle 3 del pomeriggio in cui oltre a come avrebbero dovuto essere le varie etichette, discutevamo di quanto ci facesse star bene dedicarci alle cose che amavamo, come il suo prendersi cura dei suoi ulivi ed il mio essere un grafico. Decidemmo persino di iscriverci in palestra insieme. 
Schermata 2016-05-15 alle 22.04.06
Una sera mi raccontò di quest’olio, Lustro di Luna. Un olio le cui olive vengono raccolte al tramonto e molite entro l’alba, in modo tale che l’oliva raccolta, non veda mai la luce del sole. Mentre parlavamo al telefono, gli chiesi di controllare la mail e di considerare quella bozza, come un punto di partenza.
 
Il resto è storia e in parte lo troverete scritto nella sua recensione.
Un ragazzo Semplice, Buono, Umano. Tutti questi valori li trasferisce nel suo quotidiano, nel suo lavoro. Riesce a capire subito l’esigenza del cliente trasformando in poco tempo un’ idea, in un progetto. Una sera gli ho inviato un messaggio chiedendogli di realizzare un’etichetta per il mio olio di oliva, dopo cinque minuti mi ha risposto con quello che secondo lui potesse essere un punto di partenza. Bene, sono passati tre anni dal quel messaggio e quella bozza è l’etichetta di punta del mio EVO ” Lustru di Luna”. In cinque minuti aveva centrato in pieno la mia esigenza. Questo e molto altro è Davide Cameli.
 
Oggi Lustru di Luna riceve premi e riconoscimenti che rendono entrambi felici.
Lui per avere prodotto un olio eccellente e io per essere riuscito a sintetizzare un concetto in una etichetta.
 
Questo è quello che intendo fare con il mio lavoro. Non dei clienti “mordi e fuggi” ma dei clienti con cui instaurare un rapporto lavorativo che mi permetta di progettare grafiche “emozionali” sulla base del loro rapporto con la loro azienda o con il loro prodotto. Perché questo è quello che dovrebbe fare una buona pubblicità: Parlare di te, della tua azienda e di quanto amore ci metti.
 
Perché se ami quello che fai, non sarà mai lavoro…

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