Premessa, questo post potrebbe risultare piuttosto sgradevole a chi ritiene che la colpa di ciò che accade nella propria vita, sia sempre colpa degli altri.
In passato questo era il mio approccio e, a mie spese, ho realizzato che non c’è niente di più sbagliato.

Fine premessa.

In questi giorni, sicuramente lo sapete, hanno destato particolare scalpore due notizie: Uso dei dati sensibili di Facebook e aumento del canone prime di Amazon.

Il primo è quello che mi tocca particolarmente: il fatto di gestire le pagine social di diverse aziende mi porta a ricevere chiamate dei loro titolari piuttosto allarmati i quali mi chiedono quali provvedimenti prendere. E siccome il tutto richiede un’analisi più dettagliata, al primo punto ci torneremo successivamente.

Innanzitutto, partendo dal presupposto che non tutti sappiano cosa sia Amazon Prime, spieghiamo in cosa consiste.
Amazon Prime è un servizio che Amazon propone ai propri clienti i quali, una volta sottoscritta la quota, ottengono un servizio che potremmo definire “VIP” (ne cito solo alcuni a memoria):
– Spedizione dei prodotti (contrassegnati come Prime) gratuita;
– Spazio su Amazon Cloud per immagazzinare foto e documenti;
– Offerte in anteprima rispetto agli altri clienti;
– Amazon Prime TV, una piattaforma per poter guardare film, cartoni, serie tv.

Tutto questo al costo di (fino a qualche giorno fa) 19,99 Euro.

In questi giorni Amazon, però, ha comunicato che il canone annuale da Agosto, credo, passerà a 36 Euro.
Sicuramente ve ne siete accorti, magari non avete mai acquistato nemmeno uno spillo su amazon ma sicuramente i vostri amici si e questi si sono sentiti in dovere di protestare sui social la loro rabbia.

Si sa, io sono strano…

Personalmente (ma io sono strano si sa) sono favorevole, o comunque lo comprendo questo aumento. Io sono un sottoscrittore prime da 3 anni circa e il fatto di non dover pagare le spese di spedizione (che variano dai 5 ai 12 euro spesso) lo trovo un gran vantaggio. Inoltre, e questo è un punto fondamentale, quando ho sottoscritto l’abbonamento a Prime, Amazon non aveva ancora lanciato Prime Video, lo ha fatto praticamente 8 mesi fa credo e non mi ha chiesto un euro: mi ha detto “ehi, stiamo lanciando questo servizio! Provalo: se ti piace è incluso nell’abbonamento, se non ti piace, disinstalla l’app e continui a vivere in maniera tranquilla”.

Ma Prime Video non solo funziona bene: È piena di serie tv che han fatto la storia della televisione (House, Due uomini e mezzo, Grey’s Anatomy ecc) ma hanno avuto anche la felice idea di produrre serie per la loro piattaforma in esclusiva. Un esempio su tutti che è quello che mi sta più a cuore: Hanno preso Jeremy Clarkson, James May e Richard Hammond (i tre giornalisti della serie Top Gear che si sono licenziati un anno e mezzo fa) e li hanno assunti per produrre “The Grand Tour” il programma di motori più bello che possa esistere (e ve lo dice uno al quale dei motori non gliene può fregare di meno). E insieme a questa serie, credetemi, ce ne sono veramente tante altre.

Detto questo, cosa sta succedendo?

Ieri, dopo aver pranzato dai miei suoceri e aver abbandonato definitivamente l’idea di un universo parallelo nel quale ci possa essere un me magro perché tanto mia suocera fa mangiare anche quello, ho letto un post di Andrea Monguzzi  (un professionista che si occupa di programmazione e supporto alle aziende per tutto ciò che riguarda l’IT) nel quale spiegava il perché lui di Amazon non ha paura (leggete il suo interessantissimo post che a tratti è illuminante).

Mentre leggevo, oltre ad annuire perché in totale accordo con lui, mi chiedevo il perché Andrea si fosse sentito obbligato a scrivere un post del genere, voglio dire: usufruisci di un servizio di vendita on line tra i più efficienti (se non il più efficiente) del mondo, paghi una miseria che pagheresti con la spedizione di tre acquisti l’anno senza sottoscrizione prime e in più hai un servizio come Prime Video che è qualcosa di spettacolare e ti lamenti di un aumento di prezzo? E se anche lo ritenessi veramente troppo caro, considerato che non si tratta di pane, basta non rinnovare.

Evidentemente mi sbagliavo…

Ebbene si, evidentemente mi sbagliavo perché aprendo Facebook stamattina ho trovato diversi post nel quale chi acquistava su Amazon era definito una (cito testualmente ma con censura) “Testa di cax%o perché acquistando su Amazon”, si penalizzano le imprese locali. Volevo rispondere, specie ad un utente che giustificava i prezzi bassi di Amazon con il fatto che i costi di Amazon non siano gli stessi di un’impresa locale, ma ho riflettuto e mi sono detto “Ecco perché Andrea ha scritto un post” ed ecco perché sto per farlo anche io!

a) Amazon vende di più per i prezzi più bassi.

Beh… è indubbio che se acquisti 500 monitor ottieni uno sconto maggiore di chi ne acquista 10. Vi faccio un esempio personale. Quando avevo la Zildtech, acquistavo una stampante, la c62 della Epson a 50 Euro + Iva dal mio fornitore. Euronics in volantino aveva la c62 insieme ad uno scanner a 79 Euro: le ho comprate lì e le ho rivendute. Nonostante Euronics le vendesse a meno di quanto le vendessi io. Perché? Perché Amazon (o Euronics all’epoca) prende un prodotto e te lo consegna. Io consigliavo quel prodotto, nel 90% dei casi venivo a montarlo e davo dei suggerimenti sull’uso e la manutenzione della stampante. Per cui la differenza di prezzo tra me e il gigante era questo: un servizio che il gigante non dava. E non da nemmeno Amazon, per cui probabilmente, anziché dare la colpa ad Amazon, sarebbe necessario capire in che modo si possa fornire un servizio migliore.

b) Acquistando da Amazon uccidi le imprese locali.

Ni anche in questo caso: Secondo Eurostat, in Italia nel 2016, soltanto il 29% della popolazione ha fatto acquisti on line. Ammettiamo che la percentuale l’anno scorso sia aumentata al 40%, questo significa che c’è un 60% che non utilizza Amazon, significa che c’è ancora una fetta della torta (la più grande tra l’altro) a cui puoi dedicare le tue attenzioni e al quale puoi rivolgerti per vendere i tuoi prodotti.

c) Amazon ha costi più bassi…

Riflettiamo un attimo sul punto “a”: il piccolo imprenditore prende 5 stampanti, Amazon ne compra 500 e ottiene uno sconto. Perfetto. Ma Amazon ha un problema che il piccolo imprenditore non ha: “dove le metto tutte ‘ste stampanti?”. Adesso moltiplicate questa domanda per gli oltre 5 milioni di prodotti che Amazon distribuisce. Ecco… credo di aver dato risposta alla questione.

La soluzione qual è?

La soluzione non posso darvela io, non sono Mandrake per carità, ma posso darvi degli spunti da cui riflettere:

  • Rivolgiti alla clientela che ancora è refrattaria all’uso degli e-shop e proponi un plus a quelli che invece utilizzano abitualmente gli e-commerce;

  • Promuovi la tua azienda sul territorio con la giusta comunicazione, spesso ci si affida al passaparola, i più intrepidi si lanciano in campagne social con immagini che però non riescono a comunicare quanto invece sarebbe necessario. Non ci sono più le condizioni per improvvisare, rivolgiti ad un professionista che possa creare una campagna di comunicazione che porti a dei risultati.

  • (Se sei un artigiano): valorizza la tua azienda sul territorio ma calcola che un prodotto artigianale come il tuo (mi viene in mente il caso del mio amico Sebastiano che lavora il cuoio e realizza prodotti artigianali) Amazon non può venderlo perché la disponibilità non è sufficiente per un marketplace simile. E quindi cavalca l’onda: realizza uno shop on line. È vero: un portafoglio su Amazon costa infinitamente meno rispetto al tuo, ma il tuo prodotto ha tanto di quel valore aggiunto che solo chi gli darà un valore lo acquisterà ed è questa nicchia di mercato a cui ti devi rivolgere. Ma le nicchie di mercato non si raggiungono o individuano chiedendo a cugini, nipoti, zie  e parenti varie di occuparsi della pagina Facebook, questi sono risultati che ottieni grazie ad un professionista (a proposito, ti serve un social media manager? clicca qui)

  • Se non sei un artigiano: approcciati meglio con i tuoi clienti, cerca di fornire soluzioni ai loro problemi e cerca di non essere un evidenziatore degli stessi.

    Altro esempio personale: nel luogo in cui vivo, non ci sono negozi adatti a chi come me ha problemi di peso. Ogni volta che devo comprare un capo di abbigliamento, mi reco in un qualsiasi negozio del mio paese e quando non si trova qualcosa della mia taglia (lo so, il problema è mio) ricevo sguardi di compassione e spesso anche di rimprovero. Ripeto: tutto questo per me è stressante, so bene di avere problemi di linea e so bene che se fossi magro la questione non si porrebbe, ma quanto ed in che modo può aiutarmi sentirmi in colpa perché il commerciante di turno non ha quello che mi serve o che mi possa star bene? Un commerciante di Caltanissetta, ha capito il problema di noi obesi e anziché rimproverare gli obesi di essere tali, ha rifornito il suo negozio di capi di abbigliamento di tutte le misure. E mi rendo conto che a voi capita spesso, ma a me di dover chiedere “una taglia più piccola” non è mai capitato, per questo motivo ogni volta che devo comprare un qualsiasi capo, quel negozio è la mia prima ed unica scelta.

Per cui, e concludo con questo post chilometrico: Amazon non è un problema, al limite è uno stimolo per aiutarci a fare meglio.

Ricapitoliamo:

Se hai letto questo post e ti è piaciuto, commentalo, condividilo (se puoi taggami) o leggilo in pubblico… (scherzo… no, forse no…).

Se pensi che ti abbia incuriosito, se ritieni che possa essere l’uomo giusto per la tua azienda e la sua comunicazione, contattami tramite il modulo di contatto in home page o manda una mail a info@davidecameli.it o chiamami al 349 418 00 00. Ci prenderemo un caffè, discuteremo del mio modo di fare comunicazione e di cosa farei per la tua azienda, senza impegno, e nella peggiore delle ipotesi ci siamo conosciuti.

Se vuoi rimanere aggiornato sul mio lavoro, seguimi su Instagram, Facebook o Linkedin.