Buongiorno.

Innanzitutto vi avviso che al termine della lettura di questo post potreste farvi qualche domanda, ve le anticipo:

  • Perché Davide, che è un grafico, parla di privacy su Facebook?
  • In che modo la privacy e i casini che sta avendo Marcuccio Zuckenberg possono influire nella comunicazione di un’azienda?
  • (in realtà questa me la faccio io) Perché Davide è sveglio dalle 4?
  • (questa l’ho aggiunta a metà post) ma quanto scrive Davide?

Premesso che alla terza domanda non c’è una risposta valida, ho deciso di parlare della questione privacy principalmente perché nella mia vita precedente ero un informatico e, nel bene o nel male, mi è rimasto un po’ il pallino. Sul fatto che questa problematica possa influire sulla vostra comunicazione aziendale, se ci ragioniamo un attimo è abbastanza evidente: al 28 Marzo, il titolo di Facebook ha perso 60 miliardi di dollari e alcuni grandi investitori hanno tirato i remi in barca, dirottando grosse cifre ad altri social.

Ma andiamo con ordine: cos’è successo?

In breve. Una società inglese che si occupa di analisi dati a scopo statistico, la Cambridge Analytica è stata accusata di aver hackerato i server di Facebook (dal 2014) e di aver violato i profili di oltre 50 milioni di utenti con l’intento di influenzare alcune tornate elettorali come le presidenziali americane, il referendum sull’uscita dell’Inghilterra dall’Euro (la Brexit) e altre situazioni simili. Una volta acquisiti i profili mediante quelle che sembravano delle semplici app,  venivano condivisi e veicolati una serie di messaggi il cui scopo era quello di influenzare le scelte elettorali dell’utente. Facebook ha scoperto questo genere di attività e ha risolto il contratto di collaborazione con Cambridge Analytica e ha messo in atto una serie di provvedimenti per cercare di ripristinare la situazione per tutelare la privacy dei propri utenti. Solo che non ha detto niente a nessuno.

Ma di chi è la colpa?

E questa è una domanda a cui personalmente non so dare una risposta: principalmente di Cambridge Analytica, in secondo piano di Facebook che cerca sempre un modo per tenere incollati gli utenti al proprio social. Ma c’è un segmento che ha forse la colpa maggiore ma fa anche finta di non saperlo… TU!

Innanzitutto, prima di iniziare ad insultarmi, clicca qui per capire se hai passato i tuoi dati a Cambridge Analytica . Se sei pulito/a ti chiedo scusa, non è colpa tua… magari del tuo vicinoo della tua vicina. Sul serio: quante volte hai visto quiz tipo “che Pokemon saresti?” o “Che animale saresti?” insomma quei quiz lì… 

Ecco, quelle sono delle app che risiedono all’interno di Facebook e che ogni volta che qualcuno di noi utilizza, ci chiede se li autorizziamo ad ottenere i dati nostri o l’elenco degli amici.

Per esempio a lato c’è una richiesta di autorizzazione per un’app (la settimana del baratto) a cui ho avuto accesso.

E la questione è proprio questa: siamo così abituati a passare davanti alle richieste di autorizzazione privacy che ormai non leggiamo più nulla. E in cambio di cosa? di 3, 4 domande per sapere se ad un’ipotetica metamorfosi uomo/gatto ci trasformeremmo in un gatto soriano o persiano? Su quali basi poi?

Purtroppo questo genere di atteggiamenti sta portando l’utente medio ad utilizzare con una certa dimestichezza i social e tutto ciò che è multimediale, ma lo sta facendo con una certa noncuranza o meglio, affidando una fiducia totale a tutto quello che leggiamo su Facebook, tant’è che una volta letta una notizia, difficilmente riteniamo che possa trattarsi, per esempio, di una fake news. Basti pensare alla questione dei vaccini. O ancora, alle scie chimiche… insomma… potrei continuare per un bel po’. Pertanto, e concludo, impariamo ad utilizzare i social come un luogo di incontro e non come un mezzo di informazione. Non lo è.

Ok, ho finito lo sfogo quotidiano contro l’essere umano, torniamo a noi.

In che modo questa cosa del datagate può influenzare la comunicazione della mia azienda?

La paura, per diversi operatori e diverse aziende “big” è che gli utenti, spaventati da questo scandalo e dalla paura di vedere i loro dati violati, possano decidere di abbandonare Facebook verso lidi più sicuri e quindi il costo della pubblicità su una piattaforma che sta affondando sarebbe un tantino antieconomico. Per fortuna, Zuckenberg sembra sia stato in grado di isolare subito il problema e questa fuoriuscita di utenti, sembra essere stata tamponata. Inoltre, in questi giorni, è stato convocato da una commissione del senato americano e, personalmente, è stato un bello spot per Facebook.

(Foto: Time)

Voglio dire, se un senatore degli Stati Uniti chiede a Zuckenberg “in che modo riesce a mantenere una piattaforma come Facebook senza chiedere denaro ai suoi utenti?”, per forza di cose quest’ultimo risponde “We run ads” (abbiamo la pubblicità) sorridendo sotto i baffi perché ha appena realizzato che il senatore è un incompetente e quella domanda sta ponendo tutti gli utenti del mondo in una posizione di rimorso nei confronti di Mark per averci gratuitamente fornito questo posto apparentemente meraviglioso che è Facebook.

E quindi? che mi consigli di fare?

Il consiglio è lo stesso. Anzi, i consigli sono gli stessi:

  • Diversifica la pubblicità sui social e individua quelli più adatti alle tue esigenze;
  • Affidati ad un professionista (a proposito: clicca qui se vuoi approfondire la questione)
  • Evita i test, i quiz, i giochi o altre cose su Facebook, usalo per quello che è: un social con la possibilità di crescita per la tua azienda se utilizzato bene.
  • Condividi questo post, per aiutare gli altri ad evitare situazioni simili.

Ricapitoliamo:

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