“Ma il sito serve? tanto abbiamo la pagina Facebook…”

Vi ho appena presentato una delle domande che mi sento fare più spesso.

Oggi ve la rigiro: secondo voi, nel 2018, un sito internet ha ragione di esistere?

Sono sincero: se mi aveste fatto questa domanda due anni fa, avrei dato una risposta certa. Oggi sono un po’ meno sicuro della risposta perché, allo stato attuale, i social o meglio, Facebook sul quale in tanti hanno puntato tantissimo per la comunicazione della propria azienda, sta subendo una metamorfosi che probabilmente nemmeno Zuckenberg aveva immaginato.

Non è più il luogo virtuale nel quale incontrare amici e parenti, oggi Facebook è diventato un luogo su cui informarsi (male peraltro) di ciò che accade nel mondo: pensate per esempio a uno che non guarda/legge/ascolta nessun organo di informazione. Basta farsi un giro su Facebook per scoprire che Marchionne è venuto a mancare, che la Juve ha preso Cristiano Ronaldo , che sta valutando l’ipotesi di riprendere Bonucci e tutto quello di cui si viene a conoscenza dando una rapida occhiata. Probabilmente si è arrivati ad un punto di saturazione: voglio dire, in media siamo iscritti da 5 anni almeno, per cui di base abbiamo la quantità di contatti che ci soddisfa.

Questo cosa comporta? che spesso la nostra attività sui  social consiste nello scorrere i feed e leggere se troviamo qualcosa di interessante. Inoltre la soglia di lettura degli utenti web si è notevolmente abbassata. Lo dimostrano i titoli degli articoli o dei post che utilizzano titoli chiamati “acchiappaclic” e che di solito fanno capire un senso che però, leggendo l’articolo si rivela diverso. Ma l’utente medio si ferma al titolo e cascando nel tranello, inizia a commentare senza avere un’idea effettiva di ciò che sta commentando.

un esempio di Fake News: B. Maggio è Brian May, chitarrista dei Queen…

 

Ed è per questo motivo che ultimamente ascoltiamo sempre più spesso una parola “Fake News”. La Fake news non è altro che una notizia falsa, scritta in maniera credibile (puntando anche sull’ignoranza della gente) che utilizza un titolo acchiappaclic (come sopra) e punta ad una pagina web piena di banner pubblicitari (ed ecco la risposta a “ma che ci guadagnano?”).

Tralasciando adesso tutte le contromisure che uno potrebbe prendere per rendere Facebook un posto migliore, torniamo alla domanda: “Ma il sito, serve?”

Assolutamente si. Non si può pensare di farsi pubblicità esclusivamente sui social se poi, trovato un cliente che vuole approfondire le informazioni, non c’è uno spazio sul quale fornire tutte le risposte. È come pensare di farsi pubblicità solo attraverso un poster 6×3. Oggi più che mai la comunicazione deve essere globale, deve toccare più spazi possibili e il sito web è lo spazio su cui tutte quante queste campagne vanno a finire. È evidente che non si possano fare più campagne su più canali contemporaneamente, il budget in genere è sempre piuttosto limitato, ma con una buona pianificazione su base annua non c’è niente che non si possa fare. D’altronde Warren G. Bennis diceva “Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto.”

Per cui, per quale motivo non provare?

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