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End year… | Nuovo giro, nuova corsa. | (Pt.2)

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI.

Ok, era una la puntata, ma vi faccio una brevissima sintesi.

Ho voglia di lavorare in team. Per un consulente con un piccolo bacino di clientela, purtroppo, non è semplice pensare ad una squadra, perché (a differenza di alcuni “imprenditori” per il quale ho lavorato o ho effettuato dei lavori) non ha senso creare o costruire una squadra se non sei in grado di mantenerla e non ha nemmeno senso iniziare a dare lavori, se poi non si è in grado di mantenerne il costo (ogni riferimento a persone è assolutamente voluto).

Quindi? Come fornire alle aziende un servizio di comunicazione e consulenza globale e di alto livello?

Ora ci torniamo, ma prima vi comunico una novità propedeutica alla novità grossa.

Da Settembre sono il consulente comunicazione del Negozio Tim Enna. Ho visto l’annuncio, ho parlato con i titolari (che ringrazio per l’opportunità) e ho iniziato a lavorare.

Questo ruolo ha due risposte alla domanda che in tanti vi starete facendo: “ma ha la partita IVA e lavora mezza giornata in un negozio? Sicuramente le cose gli vanno male”.
Bene, la prima risposta è che a 40 anni (39 al momento) hai bisogno di una certa stabilità e chi ha la partita IVA, a meno che non sia riuscito a crearsi un grosso parco clienti, difficilmente riesce a vivere con la parola “stabilità”.

La seconda risposta, meno ovvia tra l’altro, è che se ci rifletto non ho mai avuto la possibilità di fare formazione. Avrei voluto farmi corsi di vendita, ho letto diversi libri ma un libro può darti un’idea di ciò che dovrebbe essere il tuo modo di vendere e di venderti, non può spiegarti le mille sfaccettature che ti si presentano ogni giorno. Diciamo che mi sto formando.

E poi c’è un aspetto che trovo fantastico: mi diverto da matti. Non mi fraintendete, ci sono giorni e clienti che farebbero diventare violenti anche Gandhi, ma ci sono giornate in cui trovi clienti che si fidano completamente a te e con il quale riesci a parlare liberamente senza essere ossessionato dal discorso vendita.

Per cui si, il tempo che posso dedicare alla mia attività si è dimezzato di fatto, ma come scrissi già in tempi non sospetti, non voglio avere centinaia di clienti che mi chiamano per la singola locandina o per il singolo bigliettino da visita, io voglio occuparmi della comunicazione di quelle aziende che vogliono essere seguite passo passo.

Fatta la premessa, torniamo alla domanda iniziale: Come fornire alle aziende un servizio di comunicazione e consulenza globale e di alto livello? Considerando che si lavora per mezza giornata?

Vi risponderò raccontandovi una storia.

Era Luglio 1998, mi ero appena diplomato ed ero in macchina con mio padre. Ad un certo punto, vide un poster su cui era scritto “Corso per Webmaster Internet/Intranet” e mi chiese “perché non lo fai?”. Io inizialmente ero titubante perché a breve avrei iniziato a studiare per l’università, lui che come al solito ci vedeva lungo, non ci credeva nemmeno più di tanto ad una mia laurea e mi spinse ad iscrivermi.

Fu la mia chiave di volta: tornai ad appassionarmi ai computer, capitai in una classe meravigliosa grazie alla quale nacquero delle amicizie bellissime e sopratutto ebbi l’occasione di conoscere Luigi e Giuseppe, titolari di uno studio informatico. Il giorno dell’esame finale proprio Luigi, che all’epoca era il mio professore, mi chiese di venire a collaborare per un progetto. Rimasi dentro quello studio per due anni, poi gli avvenimenti ci portarono a separarci, ma la Delta Computers mi è sempre rimasta dentro (pensate che io e mia moglie ci siamo scambiati lì dentro il nostro primo bacio)  come un’opera incompiuta e a dimostrazione di questo, posso dire che nonostante siano passati quasi vent’anni, ancora oggi i rapporti con entrambi sono intatti.

Perché questa storia?
Perché uno dei miei sogni era poter rientrare un giorno in Delta e oggi, finalmente, posso dire che sto per compiere il grande passo. Dal primo gennaio, infatti, nasce una collaborazione con la Delta Computers: mi occuperò della loro gestione social e cercherò di dare il mio supporto al momento in cui dovesse essere necessario (da ex informatico). Ci si potrebbe chiedere in che modo l’attività di una software house e un consulente in comunicazione possano coincidere, in realtà ci sono molti aspetti che si incrociano: dal webdesign all’aspetto Cookie e GDPR che non si limita esclusivamente alla comunicazione su sito o mail ma richiede tutta una serie di accorgimenti da un punto di vista software/hardware, o allo studio dell’interfaccia grafica di un software affinché la User Experience sia ottimizzata.

Per cui si, tutto questo post, alla faccia del “sarò breve” iniziale per comunicarvi che da oggi Davidecameli.it e Deltaenna.com lavoreranno insieme per fornire ai propri clienti una consulenza sempre più a 360°.

Ricapitoliamo:

Se hai letto questo post e ti è piaciuto, commentalo, condividilo (se puoi taggami) o leggilo in pubblico… (scherzo… no, forse no…).

Se pensi che ti abbia incuriosito, se ritieni che possa essere l’uomo giusto per la tua azienda e la sua comunicazione, contattami tramite il modulo di contatto o manda una mail a info@davidecameli.it o chiamami al 349 418 00 00. Ci prenderemo un caffè, discuteremo del mio modo di fare comunicazione e di cosa farei per la tua azienda, senza impegno, e nella peggiore delle ipotesi ci siamo conosciuti.

Se vuoi rimanere aggiornato sul mio lavoro, seguimi su Instagram, Facebook o Linkedin.

 

 

Goodbye 2018…
Ho sempre pubblicato un bilancio di quello che è stato l’anno appena vissuto.
 
Ed evidentemente, scorrendo Facebook, sembra sia stata una buona idea, perché leggo che molti di voi stanno tirando le fila di quel che vi è successo.
 
In realtà è da qualche settimana che cerco di capire se il 2018 è stato o meno un anno positivo e sinceramente credo che se dovessi esprimere il mio giudizio, lo farei con questo simbolo “=”.
 
Uguale. Perché se il 2014 è stato l’anno del trauma, il 2015 della sopravvivenza, il 2016 dei grandi cambiamenti, il 2017 dei buoni propositi, il 2018 è stato forse l’anno del “cerchiamo di non smuovere troppo le acque” rimanendo, colpevolmente o forse per spirito di  autoconservazione, in quella zona di comfort che invece è mancata negli ultimi anni.
 
Per cui, terminato il bilancio del 2018, passiamo ai buoni propositi.
 
Ancora una volta però, cambiamo. Non buoni propositi rivolti su di voi, questa volta i buoni propositi sono da perseguire nei confronti degli altri. 
Facciamo una piccola premessa: Tempo fa, vidi un video, probabilmente ve ne ho già parlato, di Randy Pausch, un professore americano malato di cancro che ha tenuto una lezione chiamata “Ultima lezione. Cosa vorresti insegnare se fosse la tua ultima lezione”, potete guardarla qua, vi ho messo il video in fondo al post. .
E, qualora non l’aveste ancora vista, una delle frasi che mi è rimasta più impressa è:
“Se vivrete nel modo giusto, il karma si prenderà cura di voi. I sogni verranno da sé.“
Partendo da questa frase, ecco la lista di quello che vi auguro e MI auguro (sopratutto) nel 2019.
1) Coerenza.
Spesso passo per orso, scontroso o sociopatico. Credo sia assolutamente vero, non mi piace stare gente con cui non voglio stare e non riesco a fingere. Per cui l’invito è che se non vi ricordate di me durante i 364 giorni precedenti, fatelo anche quando state mandando un messaggio su whatsapp a catena. Coerenza.
2) Rispetto per il lavoro altrui. 
Quando commissionate un lavoro e ricevete un preventivo, non siete obbligati a dire si. Non esiste alcun vincolo a scegliere un grafico per l’amicizia. Un grafico si sceglie perché vi piace il suo stile, non perché siete un suo amico. Anche perché poi, quando stabilite (dopo mesi di lavoro e di fotografie di decine di prodotti) che il prezzo richiesto è eccessivo, direi che l’amicizia si incrina.
Specie se l’amico fattura 900 euro e voi gliene date 500.  Rispetto.
3) (Se siete a capo di un gruppo di lavoro) Aiuta i tuoi dipendenti/collaboratori a vivere bene l’ambiente di lavoro. 
Quelle persone stan lavorando per voi, a meno che non lo rendiate piacevole con dei piccoli atteggiamenti da parte vostra, il carico di stress spesso è eccessivo: aiutate i vostri dipendenti a condividere meglio l’esperienza lavorativa. Ne parlavo ieri con il mio titolare/collega riguardo un’esperienza lavorativa in uno studio di grafica nel quale la giornata lavorativa, nonostante il carico di lavoro fosse intenso, era stimolante. Aiuta.
4) (Se sei collega di qualcuno) Aiutalo ad aiutarti. 
Fare lo splendido agli occhi del capo non serve se agli occhi del collega sei una merda. Entrambi siete (più o meno) sulla stessa barca, se va male ad uno sicuramente andrà male anche all’altro per cui copritevi a vicenda. Questo punto lo scrivo perché una volta ho avuto un grande collega con il quale abbiamo avuto un grandissimo rapporto di amicizia e con il quale, a causa di alcuni fraintendimenti, non mi saluto più. Lo scrivo anche perché ho avuto un collega che, da quanto mi dicono, non solo ai miei occhi risulta essere una merda… Aiuta (parte 2).
5) Pianifica e taglia i rami secchi. 
Questo punto è assolutamente personale. Impara a dare le giuste priorità. Dire si a qualsiasi richiesta lavorativa rischia di farti perdere il senso del lavoro e agli occhi dei clienti sembrerai quello disorganizzato che mette in secondo piano i propri lavori. Impara a dire no. Impara ad individuare quali sono gli aspetti lavorativi che non rendono in proporzione all’impegno messoci. Pianifica.
6) Sogna.
Non smettere mai di sognare, non smettere mai di pensare a dove vorresti essere tra 2, 3 o 10 anni. Pianifica di fare qualcosa, ogni tanto prenditi due minuti per immaginare dove ti vedi tra un po’ di tempo e goditi quei momenti. Perché non c’è niente di meglio che inseguire i propri sogni e spesso sono i sogni a darti la forza per tirare avanti quando la giornata è un filo storta. Sogna.
7) Muoviti. 
Inizia a muoverti: iscriviti in palestra, piscina o qualsiasi altra cosa… aldilà del fattore estetico o salutistico, riuscire a trovare uno sfogo nel quale eliminare fisicamente tutte le tossine che ci avvelenano è fondamentale.
Ci sarebbero altri punti, ma mi rendo conto che poi tenderebbero ad essere troppi. Per cui iniziamo da questi.
Che dire? Io, come al solito sto scrivendo questo post di corsa, dovrei terminare la seconda parte del post scorso e ci sto lavorando, ma siccome voglio illustrarvi il tutto al meglio, ci sto lavorando. E quindi niente, vi auguro di passare un 2019 che sia all’altezza dei vostri sogni, se poi questi punti o spunti vi sono stati d’ispirazione, non potrà che farmi piacere!
Auguri!
End year… | Nuovo giro, nuova corsa. | (Pt.1)

Lo ammetto.
Amo questo lavoro, mi diverto, mi piace stare davanti il pc a cercare/trovare soluzioni per la comunicazione dei miei clienti.

Ma mi rendo conto che mi manca il lavorare con una squadra, come una squadra: interfacciarmi con qualcuno, interagire alla ricerca della combinazione migliore di testi+foto… insomma… tutto quello che significa lavorare in Team.

È anche vero che far parte di un team non è una cosa che riesce sempre facilmente: incomprensioni, caratteri diversi… Per questo motivo, sul discorso “squadra” per un po’ ci ho messo una pietra sopra.

Fino a quando non mi sono imbattuto in lui… Aldo Ricci. Un videomaker pugliese che ha iniziato a far video quasi per scherzo dopo diversi anni passati a fare il deejay. Aldo è la sintesi di quello che potremmo definire un “self-made man”, uno di quelli che hanno colto il senso di un’opportunità, che l’hanno sfruttata e che dopo anni di fatiche, incazzature e impedimenti vari, sono riusciti a sfondare riuscendo a fare qualcosa che amano.

Perché se guardate un video di Aldo Ricci magari potrà non piacervi la color correction, magari avreste scelto un’altra musica o un’altra ripresa ma sarete tutti quanti unanimi sul fatto che lui si diverta.

Si diverte a provare nuovi prodotti, si diverte a condividere con noi suoi “seguaci” anche l’apertura di una qualsiasi cosa inviata da Canon, Nikon o un qualsiasi altro produttore che tanto sanno lui proverà, perché quando fai le cose con passione si vede… Inoltre quando gli chiedi un consiglio  è sempre pronto a trasmetterti la sua esperienza. Persino questo post, prima di completarlo, gli ho chiesto se gli andasse di leggerlo e lui nonostante i millemila impegni che ha, mi ha risposto con un “manda manda che condivido!”
Oggi Aldo è uno dei soci fondatori di Traipler.com, una startup che realizza video nata nel 2015 (credo) e che l’anno scorso ha fatturato un milione e mezzo di Euro.

Magari vi state chiedendo il perché vi stia parlando di lui… la risposta è abbastanza semplice, avevo iniziato il post parlandovi della mia voglia di team, vi ho detto che al momento questa ambizione l’ho dovuta mettere da parte per un po’ fino a quando non mi sono imbattuto in lui perché in Traipler si divertono come i pazzi e la gente che ci lavora sembra (sono sicuro che lo siano sul serio) onorata di poter stare là dentro: premi produzione, viaggi, serate insieme… ma sopratutto l’opportunità di lavorare a progetti veramente grossi (Il Nikon Master Director Tour per citarne uno) ed in una realtà così grossa non è facile trovare datori di lavoro che conoscano il vantaggio di far vivere ai propri dipendenti il lavoro come un’opportunità di crescita e non come un peso.

Ecco, guardando lui e la Traipler, non vi nascondo che mi è venuta un po’ di invidia. Perché chi fa questo lavoro, chi è sempre alla ricerca dell’idea giusta ha bisogno di confrontarsi con qualcun altro. C’è bisogno di qualcuno che ti dica “quest’idea non funziona, stiamo facendo male, non ci siamo…” e ho capito che se voglio fare un passo avanti con il mio studio grafico è necessario muoversi alla ricerca di una squadra.

Pertanto, ed ecco spiegato il motivo per cui il post è diviso in due parti, a breve ci saranno delle novità. Ci metterò tutto me stesso per fare in modo che le cose funzionino al meglio, perché come dimostra Aldo ogni giorno e come diceva Steve Jobs “L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continua a cercare finché non lo troverai.”

E nel caso in cui voleste una dimostrazione pratica di cosa voglia dire “amare il proprio lavoro” eccovi questo video:

Per questo gli dico spesso che per me è una grande fonte di ispirazione, perché in fondo c’è una parte di me che vorrebbe essere Aldo Ricci.

 

 

 

La mia prima volta.

Salve e grazie per essere venuti a leggere questo post. Ve lo preannuncio: è un post scritto al volo e obiettivamente non ha molto a che fare con la comunicazione…

Diciamoci la verità: leggendo “la mia prima volta” avete fatto una faccia strana e avete cliccato incuriositi.

Tutto nasce dal fatto che ho visto un servizio al telegiornale e ho deciso di raccontarvela.

Il titolo è un po’ forviante ed è quello che si potrebbe definire un titolo “clickbait” ovvero un titolo che serve ad attirare click.

Ed è così che molti siti millantano milioni di visite: siti come il fattoquotidaino, riempiono i social network di post con titoli falsati (come il mio) che fanno intuire un certo argomento o dichiarazioni di un certo tipo e poi si scopre che il titolo non rispecchia la realtà per ottenere migliaia se non milioni di visite.
Il risultato qual è? In un paese normale andrebbero denunciati e fatti chiudere, in Italia si stima che in media, ogni giorno vengano condivisi oltre 40.000 contenuti ed il fenomeno è in aumento… perché di base, l’istinto dell’utente medio è quello di fermarsi a leggere i titoli.
Altro numero a dimostrazione della diffusione in aumento di Fake News e clickbait è dato da questo grafico nel quale si evidenzia il numero di testate giornalistiche veritiere e testate giornalistiche che non lo sono affatto.

Questo cosa comporta nell’ambito della comunicazione? E’ evidente che un’azienda non ha la necessità di condividere notizie false, ma la diffusione in aumento di questo fenomeno ha cambiato il modo di vivere i social per cui è necessario utilizzare gli strumenti giusti per comunicare on line e creare contenuti che abbiano una certa efficacia (Se vuoi saperne di più, contattami).

Ecco finita la parte relativa alla comunicazione

Infatti potreste chiedervi quale sia il nesso tra il telegiornale e la mia prima volta. In effetti ce l’ha, perché oggi al Tg2 c’è stato un servizio sul ventesimo anno della morte di Lucio Battisti e mi è venuta in mente la prima volta che mi sono collegato ad internet.

Era il 1998, ero fresco di diploma e come spesso accadeva, ero nell’ufficio in cui lavorava mio padre e, a causa di alcuni cambiamenti normativi (non mi ricordo di cosa si trattasse… forse per degli adempimenti con l’ufficio del registro), si rese necessario sottoscrivere un contratto con Telecom (l’attuale Tim).

Ci recammo alla Telecom che all’epoca aveva un negozio piuttosto grande (al cui interno erano presenti gli elenchi telefonici di tutta la città. Se sei un millenial, gli elenchi telefonici erano dei grossi volumi sul quale erano inseriti tutti i numeri di telefono degli abbonati)  e vidi che era presente una postazione dal quale era possibile provare in anteprima la connessione al web, nello specifico il portale Virgilio.

Lucio Battisti Fonte: Youmovies.it

Appena seduto, vidi la foto di Battisti sullo schermo e lessi la notizia della sua morte. Ricordo che dissi a mio padre “è morto Battisti” sapendo che proprio a lui, di questa notizia, considerato che non era un grosso appassionato di musica leggera, non gliene poteva fregare di meno. Ma era fantastico sapere che avevo appena appreso una notizia che se non avessi visto da quel computer, mio padre avrebbe letto sul suo quotidiano il giorno dopo (ovviamente è un esempio: guardavamo almeno 2 telegiornali…).

Successivamente, qualche giorno dopo era un sabato nello specifico, eravamo come sempre in macchina insieme e mio padre notò un poster 100×140 riguardante un corso di webmaster, mi chiese se lo volessi fare, mi iscrissi qualche giorno dopo e da quel momento, in un attimo, l’immagine di me che mi laureavo in economia e commercio per insegnare in un istituto tecnico commerciale, andarono in fumo.

Sono passati vent’anni, quella prima volta on line è stato un punto chiave della mia vita e ogni volta che sento riferimenti a Battisti mi viene in mente questo ricordo che ho voluto condividere con voi.

E la tua prima volta? Te la ricordi?

Ricapitoliamo:

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“Che hai fatto durante queste vacanze?”

Vi è capitato mai un tema simile a scuola? Credo di averne fatti almeno tre di questo tipo. Oggi, a soli vent’anni dal mio diploma mi ritrovo a scrivere qualcosa di simile.
In realtà in ferie noi siamo andati a luglio pertanto ad Agosto a parte qualche giornata di riposo, ho approfittato delle ferie dei miei clienti per lavorare ad una serie di nuovi progetti.

La prima voce nella lista era “Sito Nuovo”

Credetemi, adoravo il vecchio sito: disegnato da me, sviluppato da un ingegnere informatico sulla base di quello che io avevo disegnato, ma dopo un paio di anni ho scoperto quali fossero i suoi limiti e pertanto ho approfittato di queste ferie per rinnovare quella che è la mia vetrina sul mondo.

Le novità di questo sito.

Ho eliminato il nero.
Avevo voglia di giocare un po’ con i colori e questa volta ho vestito il mio sito di bianco e colori più accesi come l’azzurro

Ho inserito i servizi.
Delle icone, semplici, rapide ed immediate che vi spiegheranno in quali ambiti opero:

  • Grafica Pubblicitaria

 

  • Social Media Manager

 

  • Fotografia

 

  • Video

 

  • Brand Studio

 

  • Webdesign

 

Ho inserito le mie Skills.
Non è detto che chiunque arrivi qui si ponga il problema di sapere quali software o quanta attenzione io dedichi ai miei clienti. Tuttavia, c’è una voce che spiega abbastanza bene chi io sia e lascerò che siate voi ad indovinare di quale voce si tratta.

Lo spot. Nel suo spazio. 
Ho deciso di rimuovere il video come sfondo per dargli il giusto risalto e darvi la possibilità di guardarlo meglio.

Un portfolio più chiaro. E più semplice da gestire
Il nuovo portfolio è decisamente più chiaro di quello precedente. I lavori sono messi all’interno della stessa categoria e da adesso saranno anche organizzati in ordine cronologico, in maniera tale da poter visualizzare subito gli ultimi progetti a cui ho lavorato e non doverli andare a cercare ogni volta.

I testimonial
Credo molto nel sistema esperenziale, la possibilità cioè di farsi un’idea di un professionista basandosi sulle precedenti esperienze degli altri utenti. Un esempio per tutti potrebbe essere TripAdvisor, un luogo nel quale i viaggiatori esprimono il loro giudizio su un albergo o su un ristorante.
In questo spazio tutti coloro che hanno avuto un’esperienza lavorativa con me, possono mandare una mail a testimonial@davidecameli.it (a proposito, l’hai già fatto?) e vederla pubblicata sul sito.

Nuovi servizi
È ancora presto in questo momento per fare grossi annunci, ma nei prossimi mesi potrò essere più specifico riguardo alcuni nuovi progetti che riguardano il web e la comunicazione multimediale. Se vuoi rimanere aggiornato, iscriviti alla newsletter tramite questo link .

E tu? Che ne pensi?
È giunto quindi il momento di rispondere ad una domanda? Ti piace questo nuovo sito? Commenta questo post e fammi sapere quali sono le tue impressioni.

Ricapitoliamo:

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Signori, abbiamo un piano.

Qualche giorno fa mi ha chiamato un cliente, dicendomi che non aveva intenzione di continuare la gestione social (dopo un mese) perché non aveva visto risultati tangibili.

Premesso che ognuno è libero di fare le scelte che ritiene più opportune per la propria azienda, ho controllato le statistiche di Facebook della sua fanpage e quello che ho notato subito sono stati i 15 messaggi di richiesta informazioni che in alcuni casi sono conclusi con la prenotazione di un appuntamento. Nemmeno il tempo di posare lo smartphone, che arriva una chiamata di un tizio che afferma di aver visto il post su Facebook e che per questo motivo voleva passare in show-room. Ripeto, non ho mai costretto nessuno a fare qualcosa controvoglia, per cui ho fatto spallucce, ho detto “ok” e ho chiesto in che modo avrebbero gestito l’aspetto social.

“Ci penserà il mio dipendente” mi ha detto orgoglioso la titolare “in ogni caso, per qualsiasi necessità, tu continuerai ad essere amministratore della pagina e nel caso intervieni”. Che in altri termini suona così “inizialmente se la sbriga lui, poi a lui inizierà a dare noia, e siccome sei amministratore, ci pensi tu senza che ci sia un costo mensile”.

Libero arbitrio ok, da entrambe le parti è meglio!

A quel punto ho detto “no, grazie”. Spiegando che non conoscendo il criterio di pubblicazione che utilizzerà il suo dipendente, difficilmente potrei intervenire, che il mio canone per la gestione social non esiste perché io sia un appassionato del posto fisso, ma serve a garantire ad entrambi una continuità e che gestire un social “a prestazione” non è pensabile perché richiede una certa costanza.

A questo punto potreste pensare “Ma ‘sto Davide è proprio uno stronxo”. E probabilmente avete ragione, ma se c’è una cosa che mi sono promesso quando ho aperto è stato proprio quella di volermi bene e volerne ai miei clienti.

E se accettassi questi incarichi occasionali, fatti di “oggi no, domani vediamo”, ma sopratutto di “ho un’estrema urgenza, dobbiamo fare un’immagine adesso” nonostante sia sabato o domenica, verrei meno alla mia promessa. Perché la comunicazione non è una scienza esatta, ci mancherebbe, non è detto infatti, che ad una determinata proposta, tutti rispondano come ci si aspetta. Però la cosa bella della comunicazione è che può essere pianificata, si può avere un piano ad inizio anno che ci permette di organizzare al meglio tutto quello che concerne il marketing aziendale ed il suo budget. Aggiungo, puoi anche prevedere di apportare le dovute correzioni in corsa.

Avere una strategia, un approccio con il quale colpire la clientela (selezionata secondo determinati campioni e non a casaccio), sono tutte attività che fanno diventare un piano marketing ancora più efficiente. Questo vuol dire che a fronte di un costo evidentemente più elevato (ma non ne sono nemmeno tanto sicuro, visti i benefici) si ha un piano di marketing sviluppato per tutto l’anno, si ha una comunicazione coerente con quella che è la scelta della strategia e sopratutto si ha un unico interlocutore che si occupa della completa gestione della comunicazione della vostra azienda.

Ma questo ragionamento non si riferisce soltanto ai social: è rivolto a tutti gli ambiti. Pensate a quelle aziende che decidono di fare l’affissione di un poster 6×3. Tutti sanno che trovandosi su strada, il tempo di lettura di un poster è di 5/10 secondi massimo, per cui le informazioni su di esso devono essere essenziali e devono riuscire a rimandare ad un sito o ad una pagina Facebook (a proposito: hai letto il mio post sui siti?) da cui poter prendere altre info. Per questo motivo spesso invito le aziende a pianificare più uscite affinché si riesca a creare una certa fidelizzazione al marchio o comunque ci si renda riconoscibili. Pensate al volantino quindicinale di Euronics o di Decò: mica escono ogni 15 giorni con colori o impaginazioni diverse, giusto?

Spero che sia chiaro il motivo per cui avere un piano organizzato sia meglio di avere poche idee e confuse su quello che si vuole comunicare.

D’altronde, come diceva Hannibal Smith “Adoro i piani ben riusciti!” (foto presa da a-team.wikia.com). 

Per cui, per quale motivo non provare?

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Ma il sito?

“Ma il sito serve? tanto abbiamo la pagina Facebook…”

Vi ho appena presentato una delle domande che mi sento fare più spesso.

Oggi ve la rigiro: secondo voi, nel 2018, un sito internet ha ragione di esistere?

Sono sincero: se mi aveste fatto questa domanda due anni fa, avrei dato una risposta certa. Oggi sono un po’ meno sicuro della risposta perché, allo stato attuale, i social o meglio, Facebook sul quale in tanti hanno puntato tantissimo per la comunicazione della propria azienda, sta subendo una metamorfosi che probabilmente nemmeno Zuckenberg aveva immaginato.

Non è più il luogo virtuale nel quale incontrare amici e parenti, oggi Facebook è diventato un luogo su cui informarsi (male peraltro) di ciò che accade nel mondo: pensate per esempio a uno che non guarda/legge/ascolta nessun organo di informazione. Basta farsi un giro su Facebook per scoprire che Marchionne è venuto a mancare, che la Juve ha preso Cristiano Ronaldo , che sta valutando l’ipotesi di riprendere Bonucci e tutto quello di cui si viene a conoscenza dando una rapida occhiata. Probabilmente si è arrivati ad un punto di saturazione: voglio dire, in media siamo iscritti da 5 anni almeno, per cui di base abbiamo la quantità di contatti che ci soddisfa.

Questo cosa comporta? che spesso la nostra attività sui  social consiste nello scorrere i feed e leggere se troviamo qualcosa di interessante. Inoltre la soglia di lettura degli utenti web si è notevolmente abbassata. Lo dimostrano i titoli degli articoli o dei post che utilizzano titoli chiamati “acchiappaclic” e che di solito fanno capire un senso che però, leggendo l’articolo si rivela diverso. Ma l’utente medio si ferma al titolo e cascando nel tranello, inizia a commentare senza avere un’idea effettiva di ciò che sta commentando.

un esempio di Fake News: B. Maggio è Brian May, chitarrista dei Queen…

 

Ed è per questo motivo che ultimamente ascoltiamo sempre più spesso una parola “Fake News”. La Fake news non è altro che una notizia falsa, scritta in maniera credibile (puntando anche sull’ignoranza della gente) che utilizza un titolo acchiappaclic (come sopra) e punta ad una pagina web piena di banner pubblicitari (ed ecco la risposta a “ma che ci guadagnano?”).

Tralasciando adesso tutte le contromisure che uno potrebbe prendere per rendere Facebook un posto migliore, torniamo alla domanda: “Ma il sito, serve?”

Assolutamente si. Non si può pensare di farsi pubblicità esclusivamente sui social se poi, trovato un cliente che vuole approfondire le informazioni, non c’è uno spazio sul quale fornire tutte le risposte. È come pensare di farsi pubblicità solo attraverso un poster 6×3. Oggi più che mai la comunicazione deve essere globale, deve toccare più spazi possibili e il sito web è lo spazio su cui tutte quante queste campagne vanno a finire. È evidente che non si possano fare più campagne su più canali contemporaneamente, il budget in genere è sempre piuttosto limitato, ma con una buona pianificazione su base annua non c’è niente che non si possa fare. D’altronde Warren G. Bennis diceva “Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto.”

Per cui, per quale motivo non provare?

Ricapitoliamo:

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Se pensi che ti abbia incuriosito, se ritieni che possa essere l’uomo giusto per la tua azienda e la sua comunicazione, contattami tramite il modulo di contatto in home page o manda una mail a info@davidecameli.it o chiamami al 349 418 00 00. Ci prenderemo un caffè, discuteremo del mio modo di fare comunicazione e di cosa farei per la tua azienda, senza impegno, e nella peggiore delle ipotesi ci siamo conosciuti.

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Che tipo di foto?

Ho realizzato che ogni volta che scrivo un post per il mio sito, parto da un’esperienza diretta personale più o meno recente. In questo caso “recente” era una necessità perché considerate che alle 10 circa di venerdì ho avuto l’idea di questo articolo e alle 12 me n’ero già dimenticato, per cui ad un certo punto (allarme spoiler) aspettatevelo un post sull’Alzheimer.

 

 

Detto questo, proprio ieri (giovedì) sono andato da Andrea Caruso (titolare di quella che per me è la migliore pasticceria di Enna) per andare a prendere del materiale che devo preparargli. L’ho trovato che stava per iniziare a realizzare delle torte e complice il fatto che il sottoscritto sia a dieta, complice il fatto che ho sempre avuto la passione di osservare gente esperta a lavoro, ho iniziato a fare delle fotografie con il mio iPhone, alcune di queste le troverete sul post e altre le troverete sulla mia pagina facebook e sul mio profilo instagram (iscrivetevi se non l’avete ancora fatto).

La stessa sera stavo dando un’occhiata alle quasi 50 foto scattate e a parte la normale scrematura che si fa, ho iniziato ad applicare qualche effetto tramite le app che ho installato sul mio device (snapseed su tutte), realizzando che la post che avrei fatto anche da pc, in pratica, era uguale a quella che ho fatto dal telefono, ottenendo lo stesso risultato in molto meno tempo.

Venerdì, mentre ero in viaggio per assistere alla premiazione del concorso Morgantinon in cui l’olio della Tenuta Bauccio “Lustru di Luna” è arrivato secondo assoluto, ho riflettuto su quello che è l’argomento di questo post.

Che tipo di foto fare?

Mi spiego meglio: in teoria per andare a fare le foto da Andrea, avrei dovuto portare con me:

  • cavalletto
  • monopiede
  • flash
  • led
  • pannello riflettente
  • stativo
  • batterie
  • batterie per il flash
  • obiettivo 50 mm
  • obiettivo 18/135
  • Scheda SD
  • Battery Grip

Poi, una volta fatte le foto, avrei dovuto passarle su pc, salvare sull’hard disk sempre troppo poco capiente, aprirle su Affinity Photo (una sorta di Photoshop per gente che vuole guardare il mondo da altri punti di vista) modificarle ad una ad una, salvarle per il web e pubblicarle.

Ma è davvero necessario?

Beh, se Andrea mi avesse chiesto una brochure o del materiale stampato, sicuramente la procedura da seguire è quella. Ma è anche vero che nell’era dei social è fondamentale essere veloci e tempestivi per cui, complice l’alto livello di qualità delle fotocamere dei cellulari di ultima generazione, la scelta di aver fatto le foto solo con un iPhone, in fin dei conti si è rivelata abbastanza azzeccata.

(Questo sono io che faccio post sulle foto scattate il giorno prima. Si ringrazia mia moglie per la sempre preziosa collaborazione.)

 

Per cui il consiglio è: se dovete realizzare materiale che va stampato (volantini, poster, cartoline ecc) la scelta deve essere necessariamente quella di affidarsi ad un fotografo professionista per garantire un’elevata qualità delle foto dopo un processo di post produzione accurato e preciso. Se invece dovete postare le foto sui social per rendere i vostri followers partecipi della vostra attività, armatevi di un buon smartphone e buon divertimento. Oppure, considerato che in genere non si ha mai tempo per l’attività social della propria azienda, rivolgetevi ad un social media manager.

Ricapitoliamo:

Se hai letto questo post e ti è piaciuto, commentalo, condividilo (se puoi taggami) o leggilo in pubblico… (scherzo… no, forse no…).

Se pensi che ti abbia incuriosito, se ritieni che possa essere l’uomo giusto per la tua azienda e la sua comunicazione, contattami tramite il modulo di contatto in home page o manda una mail a info@davidecameli.it o chiamami al 349 418 00 00. Ci prenderemo un caffè, discuteremo del mio modo di fare comunicazione e di cosa farei per la tua azienda, senza impegno, e nella peggiore delle ipotesi ci siamo conosciuti.

Se vuoi rimanere aggiornato sul mio lavoro, seguimi su Instagram, Facebook o Linkedin.

In English it does more figo…

Post veloce…

Qualche settimana fa ho fatto un colloquio di lavoro.

Aspetta, la spiego meglio: io sono abbastanza felice della mia vita lavorativa, sono felice del ruolo che mi sono ritagliato nelle aziende dei miei clienti e sopratutto per il ruolo che loro mi hanno, in un certo senso, “assegnato”. Sapere che alcuni di loro ogni qualvolta hanno un’idea chiamino me per sapere cosa ne penso e per sapere come promuoverla e svilupparla in “Comunicazionese” mi soddisfa parecchio.

(fonte Radio Italia)

Questo non esclude la possibilità di cercare un lavoro, magari con un ruolo di responsabilità, in cui si possa raggiungere una maggiore stabilità economica.

Detto questo, vado a fare questo colloquio e mi trovo al centro di questo conclave nel quale erano presenti 6-7 persone.

Il capo di questi mi spiega la loro azienda e la cosa che ad un certo punto mi salta agli occhi (anzi alle orecchie) è che inizia a mettere dentro delle parole in inglese nel mezzo della discussione. Ve la spiego meglio:

“Sai, noi stiamo costituendo questa society grazie al nostro knowhow del mercato perché ognuno di noi ha delle skills in factory …”

Ora, lungi da me il voler essere un Salvalingua Italiana. Ma in genere quando mi trovo dinanzi a queste situazioni, gli scenari possibili sono due:

  • Questo non sa di che sta parlando e per acquisire sicurezza inserisce supercazzole a destra e a manca;
  • Questo è molto competente e questi termini inglesi servono a capire se anche io so di cosa lui sta parlando.

E che fai in queste situazioni? Da comunicatore è importante sapere chi ti trovi davanti, non dico di psicoanalizzarlo (anche perché non ne sono in grado) ma riuscire ad inquadrarlo per capire come approcciarti.

Ho risposto alla supercazzola.

Non scenderò nei dettagli, ma ho indossato la faccia più sicura di cui sono capace e ho inserito dei termini e degli argomenti di cui non ero a conoscenza nel mezzo delle mie argomentazioni ed evidentemente non erano a conoscenza nemmeno loro, visto che annuivano e mi hanno proposto di sottoscrivere un contratto. Pertanto ho realizzato che lo scenario celato dietro a dei termini inglesi era quello descritto al primo punto precedentemente esposto.

Perché vi racconto questa cosa?

A prescindere dall’uso dell’inglese che comunque è utile a spiegare determinati concetti in maniera più breve (Skills= esperienze acquisite e non innate in campo lavorativo/conoscenze tecniche che ti rendono adatto a ricoprire un ruolo) è importante quando si comunica qualcosa mostrare competenza di ciò di cui si sta parlando.

Se foste un’azienda che si occupa di gioielleria, mettereste sul vostro sito la voce “Video matrimoniali?”. Personalmente no, non lo farei nemmeno sotto tortura, ma in parecchi ritengono che inserire una voce al proprio sito, nonostante non faccia parte dei servizi proposti, possa essere un sistema per attirare clientela. Che può essere vero, per carità, ma è altrettanto vero che se il cliente ti contatta e scopre il trucco, ti prende per mentecatto e ti attacca un’etichetta che non ti toglierai più di dosso.

Ecco il nocciolo della questione: a prescindere dal fatto che possa occuparmi io o meno della vostra comunicazione (a proposito, clicca qui se vuoi contattarmi) non presentarti ai tuoi clienti (reali o potenziali poco importa) per ciò che non sei. L’onestà in questo momento paga e tanto: mostrarti in maniera genuina, metterci la faccia (prossimamente vi farò vedere in che modo intendo questa cosa), creare un riferimento alla vostra potenziale clientela non può che essere un plus ed è il sistema che permetterà alla vostra azienda di essere scelti.

Perché ricordate: c’è differenza tra capitare ed essere scelti. Alla prima risponde il caso, alla seconda rispondete voi e il vostro modo di stare nel mercato.

Ah… la proposta di lavoro…

So che siete curiosi e volete sapere quando inizio con il nuovo lavoro. Ma ho rifiutato: ho parlato con mia moglie, con diversi amici e sopratutto ho controllato con un app (S-peek) lo stato finanziario della società che mi voleva assumere con delle cifre assurde (un casino di soldi al mese, credetemi). C’erano troppe cose che puzzavano e onestamente, non posso parlarne qua perché rischio una decina di denuncie, ma gli schemi piramidali tipo Schema Ponzi non mi hanno mai fatto impazzire. Per cui si… vi dovrete sorbire ancora gli sfoghi di un giovane consulente pubblicitario…  giovane… vabbè…

Ricapitoliamo:

Se hai letto questo post e ti è piaciuto, commentalo, condividilo (se puoi taggami) o leggilo in pubblico… (scherzo… no, forse no…).

Se pensi che ti abbia incuriosito, se ritieni che possa essere l’uomo giusto per la tua azienda e la sua comunicazione, contattami tramite il modulo di contatto in home page o manda una mail a info@davidecameli.it o chiamami al 349 418 00 00. Ci prenderemo un caffè, discuteremo del mio modo di fare comunicazione e di cosa farei per la tua azienda, senza impegno, nel dubbio ci siamo conosciuti.

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Facebook e la privacy.

Buongiorno.

Innanzitutto vi avviso che al termine della lettura di questo post potreste farvi qualche domanda, ve le anticipo:

  • Perché Davide, che è un grafico, parla di privacy su Facebook?
  • In che modo la privacy e i casini che sta avendo Marcuccio Zuckenberg possono influire nella comunicazione di un’azienda?
  • (in realtà questa me la faccio io) Perché Davide è sveglio dalle 4?
  • (questa l’ho aggiunta a metà post) ma quanto scrive Davide?

Premesso che alla terza domanda non c’è una risposta valida, ho deciso di parlare della questione privacy principalmente perché nella mia vita precedente ero un informatico e, nel bene o nel male, mi è rimasto un po’ il pallino. Sul fatto che questa problematica possa influire sulla vostra comunicazione aziendale, se ci ragioniamo un attimo è abbastanza evidente: al 28 Marzo, il titolo di Facebook ha perso 60 miliardi di dollari e alcuni grandi investitori hanno tirato i remi in barca, dirottando grosse cifre ad altri social.

Ma andiamo con ordine: cos’è successo?

In breve. Una società inglese che si occupa di analisi dati a scopo statistico, la Cambridge Analytica è stata accusata di aver hackerato i server di Facebook (dal 2014) e di aver violato i profili di oltre 50 milioni di utenti con l’intento di influenzare alcune tornate elettorali come le presidenziali americane, il referendum sull’uscita dell’Inghilterra dall’Euro (la Brexit) e altre situazioni simili. Una volta acquisiti i profili mediante quelle che sembravano delle semplici app,  venivano condivisi e veicolati una serie di messaggi il cui scopo era quello di influenzare le scelte elettorali dell’utente. Facebook ha scoperto questo genere di attività e ha risolto il contratto di collaborazione con Cambridge Analytica e ha messo in atto una serie di provvedimenti per cercare di ripristinare la situazione per tutelare la privacy dei propri utenti. Solo che non ha detto niente a nessuno.

Ma di chi è la colpa?

E questa è una domanda a cui personalmente non so dare una risposta: principalmente di Cambridge Analytica, in secondo piano di Facebook che cerca sempre un modo per tenere incollati gli utenti al proprio social. Ma c’è un segmento che ha forse la colpa maggiore ma fa anche finta di non saperlo… TU!

Innanzitutto, prima di iniziare ad insultarmi, clicca qui per capire se hai passato i tuoi dati a Cambridge Analytica . Se sei pulito/a ti chiedo scusa, non è colpa tua… magari del tuo vicinoo della tua vicina. Sul serio: quante volte hai visto quiz tipo “che Pokemon saresti?” o “Che animale saresti?” insomma quei quiz lì… 

Ecco, quelle sono delle app che risiedono all’interno di Facebook e che ogni volta che qualcuno di noi utilizza, ci chiede se li autorizziamo ad ottenere i dati nostri o l’elenco degli amici.

Per esempio a lato c’è una richiesta di autorizzazione per un’app (la settimana del baratto) a cui ho avuto accesso.

E la questione è proprio questa: siamo così abituati a passare davanti alle richieste di autorizzazione privacy che ormai non leggiamo più nulla. E in cambio di cosa? di 3, 4 domande per sapere se ad un’ipotetica metamorfosi uomo/gatto ci trasformeremmo in un gatto soriano o persiano? Su quali basi poi?

Purtroppo questo genere di atteggiamenti sta portando l’utente medio ad utilizzare con una certa dimestichezza i social e tutto ciò che è multimediale, ma lo sta facendo con una certa noncuranza o meglio, affidando una fiducia totale a tutto quello che leggiamo su Facebook, tant’è che una volta letta una notizia, difficilmente riteniamo che possa trattarsi, per esempio, di una fake news. Basti pensare alla questione dei vaccini. O ancora, alle scie chimiche… insomma… potrei continuare per un bel po’. Pertanto, e concludo, impariamo ad utilizzare i social come un luogo di incontro e non come un mezzo di informazione. Non lo è.

Ok, ho finito lo sfogo quotidiano contro l’essere umano, torniamo a noi.

In che modo questa cosa del datagate può influenzare la comunicazione della mia azienda?

La paura, per diversi operatori e diverse aziende “big” è che gli utenti, spaventati da questo scandalo e dalla paura di vedere i loro dati violati, possano decidere di abbandonare Facebook verso lidi più sicuri e quindi il costo della pubblicità su una piattaforma che sta affondando sarebbe un tantino antieconomico. Per fortuna, Zuckenberg sembra sia stato in grado di isolare subito il problema e questa fuoriuscita di utenti, sembra essere stata tamponata. Inoltre, in questi giorni, è stato convocato da una commissione del senato americano e, personalmente, è stato un bello spot per Facebook.

(Foto: Time)

Voglio dire, se un senatore degli Stati Uniti chiede a Zuckenberg “in che modo riesce a mantenere una piattaforma come Facebook senza chiedere denaro ai suoi utenti?”, per forza di cose quest’ultimo risponde “We run ads” (abbiamo la pubblicità) sorridendo sotto i baffi perché ha appena realizzato che il senatore è un incompetente e quella domanda sta ponendo tutti gli utenti del mondo in una posizione di rimorso nei confronti di Mark per averci gratuitamente fornito questo posto apparentemente meraviglioso che è Facebook.

E quindi? che mi consigli di fare?

Il consiglio è lo stesso. Anzi, i consigli sono gli stessi:

  • Diversifica la pubblicità sui social e individua quelli più adatti alle tue esigenze;
  • Affidati ad un professionista (a proposito: clicca qui se vuoi approfondire la questione)
  • Evita i test, i quiz, i giochi o altre cose su Facebook, usalo per quello che è: un social con la possibilità di crescita per la tua azienda se utilizzato bene.
  • Condividi questo post, per aiutare gli altri ad evitare situazioni simili.

Ricapitoliamo:

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